Troppo tempo sugli smartphone raddoppia il rischio di ADHD


I ragazzi che passano troppo tempo sullo smartphone sono più esposti degli altri a problemi comportamentali e psichiatrici: lo afferma uno studio condotto dalla University of Southern California, nel quale è emersa fra gli adolescenti una forte associazione fra l’uso di device digitali e l’incidenza del disturbo da deficit di attenzione e iperattività (ADHD), circa il doppio rispetto alla media.

La ricerca, apparsa su Journal of the American Medical Association, ha riguardato quasi 2600 adolescenti e, rispetto agli studi passati che riguardavano principalmente TV e videogiochi, si è focalizzata nello specifico sui nuovi media: social network, video in streaming, download musicali, chat. Attraverso questi nuovi media è possibile una fruizione di contenuti profondamente nuova, come spiega uno dei coordinatori dello studio Adam Leventhal: «Le nuove tecnologie sono in grado di fornire stimoli veloci, ad alta intensità e sempre accessibili. Questo ha aumentato di molto l’esposizione ai media digitali rispetto a quanto la ricerca ha potuto studiare».

I risultati emersi dallo studio hanno diverse implicazioni per genitori, educatori, aziende e pediatri. La preoccupazione principale riguarda l’eccessiva dipendenza dalla tecnologia che emerge da questo quadro: secondo un recente sondaggio condotto da Common Sense Media, gli adolescenti spendono circa un terzo della loro giornata sui social media. Lo scorso mese, le autorità sanitarie statunitensi hanno dichiarato che il 43% degli studenti nelle scuole superiori usa i media digitali per oltre tre ore al giorno. Se la popolarità dei social media fra i giovani è nota, non lo è l’impatto che questi hanno sulla salute.

La ricerca è partita da oltre quattromila studenti delle scuole superiori nella contea di Los Angeles: è proprio in questa fascia d’età che solitamente si manifestano i primi sintomi di ADHD. Una volta esclusi i ragazzi con sintomi preesistenti, i ricercatori hanno chiesto ai ragazzi con quanta frequenza usano quattordici diverse piattaforme digitali. La frequenza di utilizzo è stata divisa in tre categorie, e gli studenti sono stati monitorati ogni sei mesi per due anni, dal 2014 al 2016.

Osservando l’eventuale comparsa di nuovi sintomi legati all’ADHD, dallo studio si è evidenziata la loro comparsa in circa il 10% dei ragazzi che usano più frequentemente smartphone e altri media digitali, contro il 4,6% degli altri ragazzi. «Non è comprovata una relazione di causa-effetto, ma si tratta di un’associazione statisticamente rilevante», ha dichiarato Leventhal.

Secondo il ricercatore, lo studio spiega come le nuove tecnologie e l’accesso a contenuti potenzialmente illimitati possano rappresentare un rischio per la salute mentale dei ragazzi. Un avvertimento ancora più importante nella misura in cui i media digitali sono sempre più diffusi, più veloci e più stimolanti: «La preoccupazione principale», conclude Leventhal «è che rischiamo, attraverso le nuove tecnologie, di esporre le nuove generazioni all’ADHD».