Ambiente e salute interconnessi, a medici ruolo centrale

Ambiente e salute interconnessi, a medici ruolo centrale

Libro Aboca, serve più consapevolezza e trasferire informazioni


Ambiente e salute: non due ambiti separati, ma anzi estremamente interconnessi. Già il papà della medicina Ippocrate nello scritto Aria, acqua, luoghi aveva ben chiaro quale fosse il ruolo delle condizioni climatiche e ambientali nella genesi delle malattie e aveva fornito utili indicazioni ai medici che volessero "indagare" per scoprire perché le persone si ammalano e quali fattori di rischio è utile rimuovere per favorire la guarigione. La connessione vale ancora di più nel mondo attuale, in cui sono in aumento fenomeni come le ondate di calore, le calamità naturali, l'inquinamento atmosferico e anche le malattie trasmesse da vettori (ad esempio la febbre gialla, la Dengue, la Chikungunya, il West Nile virus).

L'impatto dei cambiamenti climatici in realtà come il nostro Paese sta esacerbando, secondo un recente rapporto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità riferito proprio all'Italia, le conseguenze derivanti da croniche deficienze infrastrutturali, da inquinamento industriale e dalle caratteristiche idrogeologiche e di vulnerabilità sismica proprie di quest'area geografica. L'Oms stima che, intervenendo in modo strutturale sul risanamento ambientale, si potrebbe ridurre la mortalità del 20% circa nella sola Europa. Il tema viene affrontato nel volume "Inquinamento ambientale e salute" per una medicina responsabile, a cura di Agostino Di Ciaula, Vitalia Murgia e Maria Grazia Petronio, edito da Aboca.

Nel volume si spiega che sempre l'Oms ha recentemente stimato che un quarto delle malattie e delle morti dovrebbe essere oggi attribuito a fattori ambientali modificabili, e quindi prevenibili. Si evidenzia che vi è una diffusa, ma vaga, consapevolezza che tra i determinanti di salute vi siano cause ambientali come l'accumulo di sostanze inquinanti nell'aria, nell'acqua, nei suoli, nei cibi, così come c'è la consapevolezza di nuove insidie, come la diffusione dei campi elettromagnetici, ma non è sufficiente. In questo contesto i medici possono esercitare un ruolo attivo e centrale, trasferendo sia alle comunità che alle istituzioni le informazioni sui rischi legati alle modificazioni ambientali e sui vantaggi che si avrebbero evitandoli. In un capitolo si analizza la situazione ambientale italiana, esprimendo ad esempio preoccupazione per alcuni provvedimenti sulle aree boschive, o per le "problematiche legate a scarsità delle risorse idriche soprattutto nelle aree interne e nelle regioni meridionali, con picchi di criticità durante la stagione estiva, con una riduzione della disponibilità di acqua che sta però diventando un problema anche nelle regioni del Nord a causa della deglaciazione dei ghiacciai alpini (la più importante riserva idrica in Europa)".

In caso di uno scenario caratterizzato da elevate emissioni, è previsto un incremento delle ondate di calore con proiezioni che vanno da circa 10 giorni nel 1990 a circa 250 nel 2100. Uno dei contesti analizzati è anche l'ambiente urbano, con l'esposizione all'inquinamento, al traffico veicolare e al rumore. Le città, pur occupando solo il 2% circa del territorio terrestre, sono responsabili secondo l'Oms del 60% dei consumi energetici, del 70% delle emissioni di gas serra e del 70% del totale dei rifiuti prodotti. "L'obiettivo per il futuro, oltre a puntare sull'alleggerire il 'carico' sui bambini - spiega la dottoressa Vitalia Murgia, pediatra e una delle autrici dello studio - è far comprendere che a ogni livello tutti possiamo fare qualcosa per cambiare la situazione. Il volume è pensato per un lettore evoluto e per medici che vogliono avere maggiore consapevolezza di come l'ambiente influenzi la salute dei loro pazienti e anche farmacisti".

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