Dal parassita della malaria un possibile aiuto contro il tumore della vescica


Un farmaco creato da una proteina della malaria è in grado di fermare la crescita del tumore della vescica resistente alla chemioterapia.

Lo afferma uno studio internazionale pubblicato sulla rivista scientifica European Urology, frutto di una sperimentazione condotta in vivo su modello animale. Si tratta del primo studio a testare l’utilizzo delle proteine malariche come terapia oncologica direttamente in ambito clinico.

I ricercatori hanno preso spunto da studi precedenti, che hanno indicato l’efficacia della proteina VAR2CSA, derivata dal parassita della malaria, contro un’ampia gamma di tumori. Gli scienziati hanno testato la proteina su un gruppo di roditori affetti da tumore della vescica resistente alla chemioterapia, e l’ottanta per cento degli animali trattati con la nuova terapia è sopravvissuto dopo settanta giorni di sperimentazione: tutti gli altri animali, in tre differenti gruppi di controllo, non sono sopravvissuti.

Mads Daugaard, uno degli autori della ricerca, è ottimista circa le implicazioni della ricerca: «Mostra che siamo sulla strada giusta per sviluppare una nuova terapia per il tumore della vescica». Per questa patologia, la quinta più comune tipologia di tumore, non esistono allo stato attuale cure alternative alla chemioterapia, e non sono stati compiuti passi avanti significativi negli ultimi vent’anni per trovare nuove terapie.

Daugaard, in collaborazione con il collega Ali Salanti presso l’Università di Copenhagen, aveva stabilito in precedenza che la proteina malarica è in grado di legarsi a una particolare molecola glucidica, che si riscontra solo nei tumori e nella placenta di animali in stato di gravidanza. La stessa molecola, secondo questo studio, si trova anche nel tumore della vescica, specialmente se resistente alla terapia standard.

I ricercatori intendono, nel prossimo futuro, impostare la produzione del farmaco su scala più ampia, in modo da poter iniziare i primi trial clinici.