Fibrosi cistica, diagnosi più facile grazie a un wearable che analizza il sudore


Sulla rivista scientifica Proceeding of the National Academy of Sciences è stato pubblicato uno studio condotto alla Standford University School of Medicine in collaborazione con la University of California-Berkeley, che rivoluzionerà la diagnosi di malattie come la fibrosi cistica. Si tratta di un bracciale con un sensore che raccoglie informazioni sulla consistenza molecolare del sudore.

Il sistema di sensori e microprocessori, che aderiscono alla pelle, stimolano le ghiandole sudoripare per poter analizzare i livelli di ioni cloruro. Alti livelli di questi ioni possono indicare la presenza della fibrosi cistica.

La fibrosi cistica è una malattia genetica che causa la creazione di muco nei polmoni, nel pancreas e in altri organi.

Da 70 anni gli individui affetti da questa patologia devono recarsi presso centri specializzati e sottoporsi a un esame di 30 minuti circa in cui degli elettrodi stimolano le ghiandole sudoripare così da poter raccogliere dei campioni di sudore da analizzare.

Gli elettrodi e la durata dell’esame sono abbastanza fastidiosi e scomodi, soprattutto se si pensa che nella maggior parte dei casi la FC viene diagnosticata in età pediatrica.

Inoltre il paziente e le famiglie devono aspettare altro tempo dopo l’esame perché i laboratori analizzino i campioni.

Il sensore indossabile stimola la pelle raccogliendo minori quantità di sudore, valuta velocemente il campione e trasmette i dati, tramite uno smartphone, a un server che può analizzare i risultati.

Il test avviene una sola volta e in tempo reale, rendendolo più facile e meno fastidioso sia per i pazienti sia per le famiglie.

Oltre a semplificare l’esame, il sensore portatile aiuta a raggiungere anche individui appartenenti alle comunità più isolate dei paesi in via sviluppo dove i test convenzionali non sono disponibili.

Le potenzialità del sensore che analizza il sudore sono state allargate anche alla diagnosi di altre patologie come il diabete: i livelli di glucosio presenti nel sudore coincidono con quelli presenti nel sangue.

La raccolta di dati da parte del sensore aiuta anche nella ricerca della medicina personalizzata, particolarmente importante nella cura della fibrosi cistica in quanto i medicinali presenti sul mercato funzionano solo su una frazione di pazienti.

Il monitoraggio del sudore, fonte di molte informazioni sul nostro corpo, sta portando avanti lo studio di diversi profili clinici di pazienti che possono aiutare nello sviluppo di nuovi medicinali e quindi a trovare ulteriori cure per la patologia.

Le sfide principali che il sensore indossabile pone sono due: una è il capire come poter rendere il device veramente performante poiché non è detto che le misurazioni continue dello stesso individuo nelle stesse condizioni biologiche siano sempre le stesse, quindi come poter analizzare i dati nella maniera più corretta e funzionale e come poter sviluppare il device al fine di ridurre al minimo casi di falsi allarmi.

La seconda sfida, ma anche opportunità, è la mappatura di tutti i componenti molecolari del sudore per poter scoprire le relazioni che hanno con la medicina.

Secondo Roger Davis professore di biochimica e di genetica della Standford, che è a capo di questo studio insieme al professor Carlos Milla del dipartimento di pediatria della Standford, le tecnologie come questo sensore possono aiutare a comprendere meglio la medicina, ma possono anche aiutare nel prevenire le pandemie: il device potrebbe arrivare al punto di avvisare il soggetto che lo indossa che si sta ammalando invitandolo così a curarsi tempestivamente e a non entrare in contatto con altri individui, bloccando la pandemia che probabilmente riesce a estinguersi da sola.