Prostata, buoni risultati per la terapia combinata contro il tumore metastatico


Il tumore della prostata avanzato può essere curato: per la prima volta, un gruppo di ricercatori ha dimostrato l’efficacia di una terapia aggressiva, basata su una combinazione di farmaci, chirurgia e radiazioni, capace di eliminare ogni traccia di malattia.

Lo studio, coordinato dal Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, è stato pubblicato su Urology.

Si tratta di un primo, promettente passo verso un cambio di paradigma nei confronti del tumore prostatico avanzato, in passato considerato incurabile.

In tempi recenti sono stati prodotti sei farmaci che possono allungare la sopravvivenza del paziente.

L’obiettivo di questo studio era invece eliminare ogni traccia della malattia, azzerando i valori di PSA e normalizzando il testosterone sanguigno.

Il risultato è stato raggiunto per circa un quinto dei venti pazienti che hanno partecipato alla sperimentazione.

I pazienti sono stati trattati con terapia ADT (deprivazione androgenica), intervento chirurgico (linfoadenectomia retroperitoneale, quando necessaria) e radioterapia per le eventuali metastasi ossee. «L’uso in sequenza di queste tre differenti modalità ha aiutato a comprendere l’importanza e il ruolo di ognuna per raggiungere l’obiettivo finale», cioè la scomparsa di ogni traccia della malattia dall’organismo.

La terapia combinata ha restituito risultati notevolmente superiori ai tre interventi presi singolarmente: dei 15 pazienti con metastasi ossee, il 93% ha raggiunto l’obiettivo grazie alla combinazione di ADT, chirurgia e radioterapia.

Gli altri cinque, con un coinvolgimento dei linfonodi nella patologia, hanno ottenuto gli stessi risultati grazie alla terapia combinata, ma non con la sola deprivazione androgenica.

Oliver Sartor, medico e ricercatore presso la Tulane University School of Medicine di New Orleans, ha commentato lo studio sottolineando l’importanza del cambio di visione nei confronti della malattia: «È un primo passo per stabilire un paradigma curativo», ha dichiarato lo scienziato. «Molti colleghi concordano, ma fanno notare che la durata dell’effetto è essenziale per provare la curabilità della malattia. In ogni caso, è assolutamente necessario muoversi verso un paradigma curativo e devo congratularmi con i ricercatori per aver stabilito che esiste la possibilità di una cura in un periodo di tempo ragionevole».

Lo scopo dei ricercatori, oltre a cambiare la concezione della patologia («Da un intervento palliativo a una cura vera e propria», riferisce uno degli autori Howard I. Scher), è dare priorità a ricerche basate su campioni ampi nelle prime fasi del tumore avanzato. Proprio per questo è in fase di preparazione un trial clinico di fase 2 per testare ulteriormente questo nuovo approccio.