Diabete e neuropatia periferica, le strategie antidolore ci sono


Non ci sono soltanto antidepressivi e antiepilettici, tra quelli comunemente prescritti contro il dolore neuropatico, evento collaterale frequente in caso di diabete.

Per combattere il dolore associato alle neuropatie periferiche – e intervenire su cause e sintomi – i neurologi si affidano sempre più spesso al ruolo della Lac (l-acetilcarnitina) alla luce dell’unicità del duplice meccanismo d’azione (neurotrofico e antidolorifico) del farmaco.

È quanto emerge dal focus al centro del Forum On Perifheral Neuropathies in corso a Praga dal 4 al 6 maggio e che vede riuniti oltre 200 specialisti in Neurologia, Ortopedia, Fisiatria e Reumatologia di fama internazionale.

Tra loro Lucio Santoro, Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Università Federico II di Napoli.

«Per combattere il dolore noi neurologi – spiega l’esperto – abbiamo oggi armi farmacologiche, ma anche applicazioni di correnti strumentali che possono ridurre il dolore del paziente. Ma quello che il neurologo fa sostanzialmente nella sua attività quotidiana è usare i farmaci, oggi considerati validi per alcune categorie di pazienti. Utili gli antidepressivi, alcuni in particolare, ma ci sono farmaci di più recenti applicazione che attivano un meccanismo completamente diverso. Come ad esempio l-acetilcarnitina che agisce in qualche modo sulla trasmissione del neurotrasmettitore glutammato, riducendo la dismissione, quindi riducendo l’impatto sulle sinapsi che trasmettono il dolore».

Il perché le neuropatie periferiche – che in Italia colpiscono l’8% della popolazione adulta – siano spesso associate al dolore lo spiega lo stesso Santoro: «Perché è possibile che nell’ambito della patologia ci sia un coinvolgimento specifico di quelle fibre che servono proprio a trasmettere l’ impulso doloroso. Quando queste fibre, che noi chiamiamo piccole perché hanno un calibro sottile, sono coinvolte determinano una sintomatologia variamente dolorosa. A volte acuta, altre volte sorda e prolungata. E ancora, perché nelle neuropatie periferiche avvengono fenomeni infiammatori che coinvolgono anche le fibre più grandi, quelle mielinizzate, con fenomeni che si trasmettono in periferia come sensazioni anomale che noi chiamiamo parestesie e disestesie, spesso dolorose».

Dolore, intorpidimento, formicolio alle gambe e ai piedi, astenia, fitte profonde, scosse elettriche e perdita della sensibilità del tatto: un vero e proprio calvario per oltre 4 milioni di italiani alle prese con lombosciatalgia, cervicobrachialgia e Sindrome del tunnel carpale, ovvero le forme più diffuse.

«Le neuropatie periferiche – sottolinea Santoro – di per sé danno problemi che influiscono sulla qualità della vita dei pazienti. Il dolore neuropatico, soprattutto quando diventa cronico, è veramente invalidante».

Anche per queste patologie, fondamentale il ruolo della prevenzione.

«Per le neuropatie in generale lo stile di vita può essere importante – conclude il Direttore del Dipartimento di Neuroscienze, Università Federico II di Napoli – Se pensiamo che le neuropatie diabetiche sono le più frequenti di tutte, allora un corretto regime alimentare può prevenire la loro insorgenza. Se, invece, pensiamo alle neuropatie da intrappolamento, spesso professionali, la prevenzione consiste nell’evitare determinati movimenti e determinate posture che possono accelerare l’insorgenza».