Scompenso cardiaco, conoscere sintomi e terapie per combatterlo meglio


Si svolgerà nel mese di maggio la campagna informativa dedicata allo scompenso cardiaco, patologia cardiovascolare ancora oggi poco conosciuta e sotto diagnosticata ma molto diffusa.

Sono infatti circa 1 milione gli italiani colpiti da questa malattia che nel nostro Paese è la seconda causa di ricovero (dopo il parto).

L’iniziativa si inserisce nell’European Heart Failure Awareness Day, campagna europea promossa dal 2010 dalla Heart Failure Association (HFA) della Società Europea di Cardiologia (European Society of Cardiology – ESC) e sostenuta dalla Federazione Italiana di Cardiologia (che coordina tutte le Associazioni Scientifiche Nazionali).

Obiettivo della campagna di quest’anno, giunta alla sua quarta edizione italiana, è di fare un passo ulteriore per sensibilizzare e responsabilizzare la popolazione riguardo la prevenzione e la cura di questa malattia attraverso un focus speciale sull’attività fisica.

In occasione della campagna, infatti, sono in programma una serie di eventi dedicati alla promozione di sani stili di vita quali alimentazione, abolizione del fumo, uso responsabile delle bevande alcoliche ma soprattutto al movimento e attività fisica. Saranno numerosi i centri che proporranno ai cittadini gare podistiche, camminate e biciclettate.

Queste iniziative hanno l’obiettivo di sottolineare l’importanza dell’attività fisica regolare e responsabile per promuovere in ciascun individuo abitudini di vita sane che permettano di prevenire i fattori di rischio cardiovascolare, come ad esempio sovrappeso, diabete, ipertensione e colesterolo alto.

«Mediante una prevenzione efficace saremmo in grado di prevenire l’80% delle patologie cardiovascolari e perfino il 40% dei tumori – spiega Massimo Piepoli, Membro del Board di HFA e Responsabile Unità Operativa Scompenso e Cardiomiopatie, Ospedale di Piacenza – Anche per gli stessi pazienti già colpiti da malattia cardiovascolare e da scompenso cardiaco, l’attività fisica viene altamente raccomandata, alla pari delle terapie mediche e chirurgiche più efficaci, come mezzo di cura e di riabilitazione che permette di recuperare una qualità di vita soddisfacente e di migliorare la sopravvivenza. Oltre alla prevenzione, la diagnosi tempestiva e il controllo dei fattori di rischio permettono di rallentare il decorso della patologia. I progressi compiuti negli ultimi anni ci permettono di intervenire con efficacia. L’arrivo di nuove terapie farmacologiche, infatti, può migliorare la durata e la qualità della vita dei nostri pazienti».

Riconoscere tempestivamente lo scompenso cardiaco è un primo passo importante, ma va poi gestito con costanza: la qualità di vita di chi ne soffre può risultare fortemente compromessa, lì dove una gestione corretta del quadro clinico e dello stile di vita può garantire ai malati di vivere più a lungo e meglio.

«Lo scompenso cardiaco è una patologia a elevata morbilità e mortalità con costi sanitari e sociali altissimi – sottolinea Luca Baldino, direttore Generale della AUSL di Piacenza – I ricoveri sono circa 165.000 ogni anno, 500 al giorno. La durata media di ricovero è di 10 giorni per un totale di 1.650.000 giornate ogni anno. L’ospedalizzazione di questa tipologia di pazienti, assorbe circa il 70% dei costi globalmente sostenuti per la malattia. Nonostante l’evidenza dei numeri, si parla poco di questa patologia che pochi conoscono. Risulta quindi evidente come sempre di più, nei prossimi anni, energie e risorse debbano essere investite nella informazione e responsabilizzazione dei cittadini che vanno resi consapevoli dei sintomi precoci, dell’importanza dei fattori predisponenti e della gravità della patologia».

In quest’ottica il ruolo del cardiologo clinico, in grado di individuare se e quando usufruire di determinati presidi terapeutici tecnologici o farmacologici, risulta fondamentale.

«La Federazione – illustra Francesco Fedele, Presidente Federazione Italiana di Cardiologia -, rappresentando a livello europeo e nei rapporti con le istituzioni la cardiologia italiana, ha come priorità la responsabilità di ribadire l’unitarietà culturale e la dignità della specialità cardiologica al fine di promuovere da un lato la ricerca internazionale e dall’altro il miglioramento dei percorsi di cura e l’attribuzione di sempre maggiori risorse per la lotta alla sindrome dello scompenso cardiaco che è la reale epidemia del nostro secolo».

Campagna 2017: Muoviti per il tuo cuore

Saranno circa 40 i centri coinvolti nella Campagna di quest’anno, che si svolgerà nel corso di tutto il mese di maggio e sarà coordinata dall’AUSL di Piacenza.

Tutte le informazioni sullo scompenso cardiaco e sulla campagna sono disponibili al sito www.iltuocuore.com.

Lo scompenso cardiaco: cause e sintomi

Lo scompenso cardiaco è una patologia fortemente invalidante la cui incidenza è in forte ascesa soprattutto a causa del deterioramento dello stile di vita, oltre che all’invecchiamento della popolazione generale e all’aumento del tasso di sopravvivenza dopo un infarto. Con lo scompenso cardiaco il cuore, indebolito e troppo rigido, non riesce a pompare sangue nella quantità adeguata a soddisfare i fabbisogni dell’organismo.

Ne consegue il danneggiamento dei principali organi, tanto che oggi la metà dei pazienti con scompenso cardiaco muore entro 5 anni dalla diagnosi.

Si tratta di una patologia subdola e insidiosa che progredisce nel tempo, spesso senza presentare eventi acuti e sintomi evidenti, che rischiano di non essere riconosciuti o sottovalutati.

Tra i primi campanelli d’allarme si può avvertire un senso di stanchezza e debolezza, unito a difficoltà di respiro e mancanza di fiato, anche dopo un leggero sforzo fisico.

Nelle sue fasi più avanzate, questo affaticamento e difficoltà di respirazione si possono accusare anche con semplici attività, come vestirsi o camminare in casa, fino a disturbare il riposo notturno, per cui il paziente sente la necessità di alzarsi dal letto per cercare di respirare meglio.

Commenta Piepoli: «L’attività fisica regolare e responsabile è considerata un farmaco perché il veicolo più efficace che abbiamo a disposizione per promuovere in ciascun individuo abitudini di vita sane che permettono di prevenire i fattori di rischio cardiovascolare, quali sovrappeso, diabete, ipertensione, dislipidemia. Mediante una prevenzione efficace saremmo in grado di prevenire 80% delle patologie cardiovascolari e perfino 40% dei tumori (Dati OMS e 2016 Linee Guida Europee della Prevenzione Cardiovascolare). Anche per gli stessi pazienti già colpiti da malattia cardiovascolare e da scompenso cardiaco, l’attività fisica viene altamente raccomandata (alla pari delle terapie mediche e chirurgiche più efficaci) come mezzo di cura e di riabilitazione che permette di recuperare una qualità di vita soddisfacente e di migliorare la sopravvivenza».

E aggiunge: «A tutti i centri aderenti alla campagna 2017 è stato richiesto di organizzare eventi legati a questo messaggio quali ad esempio camminate, biciclettate, ma anche presentazione da parte di specialisti dei movimenti ed esercizi fisici più adatti per i soggetti fragili quali coloro affetti da scompenso».

Una patologie ancora troppo “sommersa”

Ammette Fedele: «Lo scompenso cardiaco rappresenta spesso una condizione clinica sotto diagnosticata anche per colpa di noi cardiologi che, dopo aver trattato con successo un evento acuto come un infarto del miocardio, pensiamo “mission accomplished” ritenendo di aver risolto i problemi del paziente. Tuttavia, il paziente, anche se inizialmente non presenta segni e sintomi di scompenso, nel tempo può sviluppare disfunzione ventricolare sinistra, sistolica e/o diastolica o disfunzione del ventricolo destro, non presenti in fase acuta».

Queste alterazioni possono essere rilevate anche attraverso un semplice ecocardiogramma prima ancora che compaiano i segni ed i sintomi dello scompenso cardiaco conclamato.

Per tale motivo, di fronte ad un evento acuto, non è corretto ragionare con il concetto della “mission accomplished” senza sottoporre il paziente ad un periodico follow up clinico, elettrocardiografico ed ecocardiografico al fine di identificare alterazioni suggestive di scompenso cardiaco non ancora clinicamente evidente ed effettuare un corretto inquadramento prognostico e terapeutico.

Lo scompenso cardiaco risulta essere anche una patologia poco conosciuta, nonostante le malattie cardiovascolari siano la prima causa di morte sia nel mondo che in Italia, più che la patologia tumorale.

I progressi effettuati dalla cardiologia, la disciplina specialistica che più ha fatto negli ultimi 30 anni nella riduzione della mortalità, hanno portato ad una migliore prognosi di eventi un tempo spesso fatali come l’infarto del miocardio e allungato la vita media della popolazione. Quello che obiettivamente è un successo nella cardiologia tuttavia ha contribuito, allungando la vita del paziente, all’epidemia dello scompenso cardiaco i cui numeri sono destinati ad aumentare progressivamente nei prossimi anni.

«Alla luce di quanto detto» prosegue «vi è necessità di maggiore esposizione mediatica con ad esempio giornate come queste, volte a sensibilizzare la popolazione nei confronti dell’epidemia dello scompenso cardiaco».

Per quanto riguarda i sintomi, quello più frequente è la dispnea, cioè la sensazione di una respirazione difficoltosa percepita dal paziente, spesso sotto sforzo o che si può presentare con improvvise crisi durante la notte o con forme che possono mimare una crisi asmatica.

È importante anche non sottovalutare sintomi come le palpitazioni, segno di aritmie più o meno gravi. Segni tipici che possono essere ricercati dal medico nel paziente con scompenso cardiaco sono quelli derivanti dalla congestione, sia polmonare con rumori umidi evidenziabili all’auscultazione toracica che periferica rappresentati dalla comparsa di edemi, spesso alle caviglie, che si presentano entrambe gonfie con evidente disagio da parte del paziente.