Tumore della tiroide, è italiana la nuova terapia sperimentale con nanoparticelle


La nanotecnologia potrebbe fornire un nuovo strumento per curare il carcinoma anaplastico della tiroide, e potenzialmente altri tumori letali e difficili da trattare.

Un team di ricercatori, coordinati da Maria Graziella Catalano presso l’Università di Torino, ha sperimentato per la prima volta una terapia basata sulla combinazione di nanoparticelle e “onde d’urto”. I risultati della ricerca sono stati pubblicati su Endocrine-Related Cancer.

Le nanoparticelle possono essere agenti efficaci per trasportare il principio attivo di un farmaco direttamente sul sito del tumore attraverso il flusso sanguigno, riducendo gli effetti collaterali e aumentando l’efficacia della terapia. In alcuni casi, però, il flusso sanguigno può risultare alterato a causa del tumore stesso, compromettendo l’azione delle nanoparticelle.

I ricercatori hanno quindi ideato una terapia combinata, che facilita il compito delle nanoparticelle attraverso l’uso di onde sonore ad alta precisione (“Extracorporeal Shock Waves”).

La nanoparticella usata per questa terapia possiede un nucleo gassoso che è possibile “caricare” con il principio attivo del farmaco. La combinazione con le onde sonore permette di focalizzare gli effetti del farmaco sulla massa tumorale.

Il team ha sperimentato la terapia su un modello animale di carcinoma anaplastico della tiroide, una patologia rara, aggressiva e particolarmente difficile da trattare. Si tratta di un tumore per cui non esiste una terapia standard, il cui tasso di sopravvivenza medio post-diagnosi è di soli cinque mesi. L’unico farmaco approvato per l’utilizzo, la doxorubicina, è efficace in meno del 22% dei casi e ha pesanti effetti collaterali.

Non è la prima volta che si sperimenta la nanotecnologia per aumentare l’efficacia della doxorubicina, ma prima di questo studio i progressi sono stati piuttosto limitati.

Durante la sperimentazione, nella quale il volume del tumore è stato misurato settimanalmente per 21 giorni, la terapia combinata ha provocato una significativa riduzione della massa tumorale, una quantità superiore di farmaco rilasciato e una maggior numero di cellule tumorali distrutte. Rispetto alla terapia standard, il nuovo approccio garantirebbe inoltre meno effetti collaterali.

Si tratta, secondo la dottoressa Catalano, di una strategia percorribile per il trattamento di questo e altri tumori per i quali la chemioterapia è l’unica cura possibile: «Visti i risultati promettenti di questo studio preclinico e la mancanza di una terapia standard», ha dichiarato la ricercatrice, «il prossimo passo sarà condurre dei trial clinici, nella speranza di migliorare il trattamento del tumore e la qualità di vita dei pazienti».