Parkinson, scoperti nuovi marker predittivi del declino cognitivo precoce


Un recente studio pubblicato nei giorni scorsi sulla rivista scientifica PLOS ONE ha scoperto nuovi indizi utili a monitorare la patologia di Parkinson nei primi anni post-diagnosi.

I ricercatori, coordinati da Daniel Weintraub della University of Pennsylvania negli Stati Uniti, hanno descritto dei nuovi marker associati al declino cognitivo nei pazienti affetti da Parkinson nei primi tre anni dopo la diagnosi.

Gli scienziati hanno analizzato, in uno studio di prospettiva internazionale, i dati relativi a 423 pazienti con una diagnosi recente di Parkinson non trattato, senza segni di declino cognitivo precedenti all’inizio dello studio, nel 2010.

Nei tre anni successivi, il declino cognitivo ha riguardato una percentuale fra il 15% e il 38% dei partecipanti, e gli autori hanno evidenziato alcuni fattori legati a tale declino attraverso scansioni cerebrali, test genetici e analisi del fluido cerebrospinale.

Le scansioni cerebrali hanno evidenziato una deficienza di dopamina e una diminuzione nel volume e nello spessore del cervello.

I ricercatori hanno poi riscontrato un’associazione con la presenza nel fluido cerebrospinale di proteina beta-amiloide, notoriamente legata all’Alzheimer. Nei test genetici, infine, sono emersi alcuni polimorfismi nei geni COMT e BDNF, già precedentemente correlati con il declino cognitivo.

Lo studio è per certi versi limitato dall’origine dei partecipanti, in gran parte maschi bianchi con un alto livello di istruzione. Se le ricerche future confermeranno queste associazioni, i dati saranno utili per eventuali trial clinici mirati allo sviluppo di terapie che possano contrastare il declino cognitivo.

Un monitoraggio a lungo termine di questo gruppo potrà infine rivelare se i rischi genetici giocano un ruolo anche nel caso in cui il declino cognitivo emerga più tardi o diventi più complesso nel corso degli anni.