Mesotelioma pleurico maligno: all’ASCO nuovi dati incoraggianti su nintedanib per via orale


Nel corso di una Sessione Orale dell’edizione 2017 del Congresso dell’American Society of Clinical Oncology (ASCO), sono stati presentati i risultati di LUME-Meso, uno studio di Fase II, randomizzato, in doppio cieco, controllato verso placebo, da cui risulta che nintedanib, triplice inibitore orale di angiochinasi, ha dimostrato di migliorare la sopravvivenza libera da progressione della malattia (PFS, endpoint primario) e la sopravvivenza complessiva (OS, endpoint secondario) in pazienti con mesotelioma pleurico maligno, quando aggiunto a chemioterapia standard di prima linea con pemetrexed/cisplatino, rispetto alla sola chemioterapia.

Il mesotelioma pleurico maligno è un tumore raro del distretto toracico (meno dell’1% di tutti i tumori), spesso associato a lunga esposizione all’amianto.

La prognosi per il mesotelioma pleurico maligno è infausta, con sopravvivenza a cinque anni dalla diagnosi inferiore al 10%. In base al tipo di cellule maligne, ovvero all’istologia, il mesotelioma pleurico maligno viene distinto in tre categorie: epitelioide, bifasico e sarcomatoide. L’epitelioide è il più comune (50-70% dei casi).

I risultati aggiornati, relativi alla sopravvivenza libera da progressione della malattia dello studio di Fase II LUME-Meso, dimostrano che nintedanib per via orale, due volte/die, quando aggiunto a chemioterapia standard, ha quasi dimezzato il rischio di progressione della malattia.

Ha dimostrando, infatti, di ottenere una riduzione del 46%, migliorando in modo significativo la PFS mediana di 3,7 mesi (9,4 mesi contro 5,7 mesi) nella popolazione complessiva di pazienti in studio (pazienti con mesotelioma epitelioide o bifasico) rispetto a placebo più chemioterapia standard.

Nei soggetti con mesotelioma epitelioide, nintedanib più chemioterapia ha dimostrato un beneficio ancora maggiore in termini PFS con una mediana di 4 mesi (9.7 verso 5.7 mesi).

Nei pazienti che hanno ricevuto nintedanib in aggiunta a chemioterapia, alla prima analisi di OS, si è osservato un incoraggiante miglioramento della sopravvivenza complessiva mediana di 4,1 mesi (18,3 mesi contro 14,2 mesi nel braccio a placebo), che dimostra una tendenza positiva nella popolazione complessiva, senza raggiungere però la significatività.

Come per la PFS , l’effetto è stato maggiore nei pazienti con mesotelioma epitelioide, nei quali la sopravvivenza complessiva mediana è stata di 20,6 mesi rispetto a 15,2 mesi con la sola chemioterapia.

Il profilo di sicurezza della terapia d’associazione sperimentale con nintedanib è stato quello atteso.

L’evento avverso di grado ≥3 più frequente è stata la neutropenia (livello di neutrofili – un tipo di globuli bianchi – sotto la soglia di normalità): 43,2% con nintedanib contro 12,2% con placebo; le percentuali di neutropenia febbrile sono state basse (2,3% contro 0%). Le percentuali di eventi avversi che hanno comportato interruzione della terapia sono state anch’esse limitate e i pazienti che hanno interrotto la terapia con nintedanib sono stati meno di quelli nel braccio placebo più chemioterapia (3 pazienti contro 7 pazienti; 6,8% verso 17,1%).1 Gli eventi avversi comunemente osservati con gli antiangiogenici (ipertensione, sanguinamento, eventi tromboembolici) sono stati rari.

«Il mesotelioma pleurico maligno viene inquadrato fra le patologie rare in ambito oncologico, ma le sue caratteristiche eziopatogenetiche, insieme al suo esordio molto spesso in stadio avanzato unitamente al decorso clinico, lo rendono una malattia ad elevato impatto sociale e con estrema necessità di nuove strategie terapeutiche – dichiara la Professoressa Silvia Novello, Associato di Oncologia Medica presso l’Università degli Studi di Torino -. La prima linea di trattamento è una delle fasi più delicate nella storia di malattia, perché segue immediatamente alla comunicazione diagnostica, ma anche perché, come per molte malattie tumorali, l’andamento e la risposta a questo primo trattamento sono fondamentali per una migliore definizione di quella che sarà la storia di ogni singolo paziente. Pur essendo disponibile un trattamento efficace in prima linea – continua la Professoressa Novello – è indubbio che la ricerca abbia investito molto in questo setting negli ultimi anni, nel tentativo di migliorare l’outcome terapeutico dei pazienti affetti da mesotelioma pleurico maligno in stadio avanzato”. Conclude la Professoressa Novello: “Pur restando in attesa dei dati di Fase III non possiamo non sottolineare i risultati di efficacia che emergono dallo studio LUME-Meso, che riportano per i pazienti con istotipo epiteliomorfo una riduzione del rischio di progressione pari al 51%, rispetto al trattamento standard e una sopravvivenza mediana di 20,6 mesi. Dal lavoro presentato all’ASCO, va posta attenzione anche nei confronti del beneficio offerto dall’aggiunta di nintedanib al trattamento standard in termini di miglioramento della funzionalità respiratoria e del tasso di risposta, dati di estremo interesse per una malattia come il mesotelioma».