Ipertensione, una terapia combinata potrebbe ridurre gli effetti collaterali dei farmaci


Secondo un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Hypertension, edita dall’American Heart Association, una combinazione di farmaci antipertensivi a basso dosaggio avrebbe meno effetti collaterali rispetto a un dosaggio intero di un singolo farmaco, a parità sostanziale di efficacia.

Secondo Anthony Rodgers, coordinatore dello studio e ricercatore presso l’Università del New South Wales in Australia, i risultati dello studio andranno confermati attraverso trial clinici a lungo termine.

Lo studio, una revisione sistematica di 42 trial clinici riguardanti oltre ventimila pazienti affetti da ipertensione, ha comparato gli effetti a diversi dosaggi delle cinque principali classi di farmaci antipertensivi: gli ACE-inibitori, gli antagonisti del recettore per l’angiotensina, i beta-bloccanti, i calcio-antagonisti e i diuretici tiazidici.

Stando a quanto emerso dallo studio, due farmaci in combinazione (ognuno a un quarto del dosaggio standard) hanno la stessa efficacia di un singolo farmaco a dosaggio intero, e tale efficacia arriva quasi a raddoppiare se i farmaci in combinazione sono quattro. Per quanto riguarda gli effetti collaterali (debolezza, vertigini, insonnia, mal di testa e crampi muscolari sono fra i più comuni), un quarto del dosaggio di un singolo farmaco o di due farmaci in combinazione è paragonabile al placebo: gli effetti indesiderati si presentano in misura molto minore rispetto al dosaggio standard di un singolo farmaco antipertensivo.

Anche nei paesi più economicamente avanzati, spiega Rodgers, il controllo della pressione è piuttosto basso: «Secondo il più ampio sondaggio globale sull’ipertensione, l’88% dei pazienti segue una terapia farmacologica, ma solo uno su tre riesce a tenere la pressione sotto controllo», ha dichiarato il ricercatore. «Anche un piccolo miglioramento nella gestione della malattia può avere un impatto decisivo sulla salute pubblica». Sarà tuttavia necessario approfondire le ricerche prima di poter trarre conclusioni definitive sull’efficacia di questo nuovo approccio, e secondo Rodgers non è consigliabile per i pazienti ridurre il dosaggio delle loro attuali terapie.