Diabete di tipo 1, tra le cause spuntano specifici virus intestinali


Predire con certezza l’insorgenza del diabete di tipo 1 non è possibile: tuttavia, secondo un recente studio condotto dalla Washington University School of Medicine, la presenza di determinati virus nell’intestino può essere indicativa del rischio individuale di contrarre la malattia.

Secondo quanto emerso dallo studio, pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences, se la popolazione virale (viroma) dell’intestino è più povera il rischio diabete è più alto. Viceversa, i portatori di uno specifico virus appartenente alla famiglia Circoviridae ha meno probabilità di sviluppare la malattia.

La composizione del viroma intestinale sarebbe direttamente legata alla presenza degli anticorpi responsabili del diabete. L’acquisizione di questi anticorpi, che possono attaccare le cellule del pancreas, non porta necessariamente a sviluppare la malattia, che insorge solo quando il pancreas non è più in grado di produrre abbastanza insulina.

Lo studio fa seguito a una precedente ricerca dell’Università di Helsinki in collaborazione con la Harvard Medical School, nella quale era stato esaminato, in 33 bambini (da zero a tre anni) con un alto rischio genetico per il diabete, l’ecosistema batterico intestinale: nei piccoli pazienti che hanno finito per contrarre la malattia, sono state osservate alterazioni significative a carico del microbioma.

Utilizzando gli stessi campioni prelevati durante quello studio, i ricercatori hanno analizzato la popolazione virale di quei pazienti che hanno acquisito gli auto-anticorpi responsabili del diabete, indipendentemente dall’insorgenza della malattia, confrontandoli con un gruppo di controllo.

In cinque degli undici soggetti sani è stata riscontrata la presenza di un virus, assente nei bambini che avevano acquisito gli auto-anticorpi. Il virus appartiene alla famiglia dei Circoviridae, e non è pericoloso per l’uomo: «I Circovirus non sono mai stati associati a malattie negli esseri umani», dichiarano gli autori.

L’associazione inversa tra la presenza del virus e lo sviluppo di auto-anticorpi è supportata da altre fonti, cosa che suggerirebbe un ruolo “protettivo” nei confronti del diabete.

Accresce invece il rischio diabete la presenza di virus che attaccano i batteri intestinali: uno specifico gruppo di virus batteriofagi, che infetta soprattutto i microbi appartenenti al genere Bacteroides, sarebbe indicativa di un accresciuto pericolo di sviluppare la malattia. «Studi precedenti hanno evidenziato che i cambiamenti a carico dei Bacteroides sono associati al rischio di contrarre diabete di tipo 1», spiegano gli scienziati, «e qui scopriamo che i virus che infettano i Bacteroides sono associati con lo sviluppo di auto-anticorpi».

Osservando il viroma intestinale nel suo complesso, i ricercatori hanno osservato una popolazione più ridotta e meno varia nei bambini maggiormente a rischio. Questo dato, considerando il recente aumento di incidenza delle malattie autoimmuni, porta gli scienziati a ipotizzare che gli esseri umani siano meno protetti e meno sani anche a causa dei cambiamenti a carico del viroma intestinale.

La strada per arrivare a confermare questi risultati è ancora lunga: il gruppo di ricerca ha già iniziato una sperimentazione in vivo, e intende cercare di replicare i propri risultati su un gruppo diverso di pazienti. La speranza è quella di poter arrivare, in futuro, a prevenire la malattia proprio attraverso un trattamento a base di Circovirus.