Tumore della prostata: meno recidive grazie a un nuovo farmaco


Una scoperta che potrebbe avere un grande impatto sul trattamento del tumore prostatico è stata pubblicata di recente su Nature Communications: un team di ricerca internazionale, coordinato da scienziati britannici, ha analizzato l’impatto della terapia ormonale basandosi su campioni di tessuto prelevati dai pazienti.

Stando a quanto emerso dalle analisi, una delle conseguenze della terapia può essere l’attivazione di un particolare enzima che facilita lo sviluppo di recidive: tale enzima può essere inibito da un farmaco specifico.

La terapia ormonale è una delle cure più comuni prescritte per il trattamento del tumore prostatico: attraverso questa terapia è possibile ridurre i livelli di ormoni maschili, che stimolano la crescita del tumore, nella ghiandola. Talvolta, però, la terapia provoca l’attivazione di un enzima noto sotto il nome di PARP, preposto alla riparazione del DNA.

Questo enzima, che permette al tumore di sopravvivere alla terapia ormonale e diventare più aggressivo, può essere inibito da specifici farmaci, già parte di alcune terapie contro il tumore del seno. Secondo i ricercatori, i PARP-inibitori potranno tornare utili anche ai pazienti affetti da tumore prostatico.

Secondo Mohammad Asim dell’Università del Surrey, uno degli autori della ricerca, grazie a questa scoperta «si potranno aumentare le possibilità di sopravvivenza per migliaia di uomini che contraggono la malattia ogni anno». La progressione della malattia può quindi essere bloccata da una terapia combinata, ma gli autori sottolineano che c’è ancora molto lavoro da fare: «Il prossimo passo è condurre trial clinici per verificare il profilo di sicurezza della terapia nei pazienti».