L’uso dell’anticoagulante warfarin potrebbe proteggere dal tumore


Uno studio condotto dall’Università di Bergen (Norvegia), pubblicato dalla rivista JAMA, ha riscontrato un’associazione fra l’uso di warfarin come terapia anticoagulante e una minore incidenza di tumori in un ampio campione di soggetti osservati.

I risultati della ricerca offrono una nuova prospettiva sulla relazione fra il farmaco e l’incidenza di tumori, tutt’oggi discussa.

I ricercatori hanno osservato circa 1,25 milioni di cittadini nati fra il 1924 e il 1954, sfruttando i dati dei registri nazionali norvegesi, focalizzandosi su coloro i quali hanno avuto una prescrizione di warfarin fra il 2004 e il 2012 (circa 90.000 persone) e le diagnosi di tumore formulate fra il 2006 e il 2012.

In questo contesto, l’uso di warfarin è associato a un minor rischio di tumori, compresi i più comuni (prostata, polmone e seno), rispetto a chi non assume il farmaco.

Nell’ambito dello studio, è stata osservata una specifica categoria di pazienti: quelli affetti da fibrillazione atriale o flutter atriale. Anche in questo caso è emersa la stessa associazione.

Lo studio non è privo di limitazioni: non sono state raccolte informazioni su altre terapie farmacologiche seguite dai pazienti, e la terapia a base di warfarin potrebbe essere un segnale di altri problemi di salute che concorrono a formare un comportamento orientato alla prevenzione, indipendentemente dal farmaco.

Inoltre, uno studio di osservazione come questo, per sua natura non è in grado di stabilire relazioni di causa-effetto.

Il dato che emerge resta tuttavia importante: un’ampia popolazione sembra avere un rischio ridotto di contrarre tumori quando assume warfarin.

La scoperta ha implicazioni importanti nella scelta di una terapia che sempre più spesso, in tempi recenti, viene scartata in favore di altri farmaci anticoagulanti: secondo alcune stime, nei paesi occidentali il warfarin è prescritto nel 10% della popolazione adulta.

Ulteriori studi saranno in grado di confermare o smentire questa associazione, e di comprendere meglio gli eventuali meccanismi protettivi del farmaco.