Case private trasformate in
ambulatori, operatori senza titoli, farmaci di provenienza
ignota. I recenti fatti di cronaca riportano l'attenzione su un
fenomeno tutt'altro che marginale: l'abusivismo in medicina
estetica. Per questo i medici della Fime, la Federazione
Italiana Medici Estetici, invitano a tenere alta l'attenzione e
a stare attenti in particolare a 5 segnali, 5 red flag da non
dimenticare.
L'ultimo caso, risalente a poco prima di Natale, è quello di un
ambulatorio clandestino gestito da una sedicente dottoressa
all'interno di un'abitazione privata a Capua. Ma la lista è
lunga: a dicembre, a Novara le forze dell'ordine hanno chiuso
uno studio di medicina estetica abusivo, sequestrando anche
farmaci scaduti; a novembre, a Catania, uno studente fuoricorso
di Medicina è stato accusato di aver messo in piedi un centro
clandestino utilizzando farmaci illegali. E poi Pisa, Roma,
Legnano..
"Questi episodi non rappresentano eccezioni isolate, ma il
sintomo di una crescita dell'offerta non sempre accompagnata da
adeguati standard di sicurezza", spiega Nicola Zerbinati,
presidente della Fime.
"La medicina estetica non è una pratica cosmetica, ma una vera e
propria disciplina medica - sottolinea Patrizia Sacchi,
tesoriere FIME -. Coinvolge diagnosi, gestione del rischio
clinico e responsabilità sanitarie. Per questo il paziente deve
sapere cosa osservare, anche a un livello molto elementare."
Il primo campanello d'allarme è la sede. Il primo segnale
riguarda il luogo in cui vengono effettuati i trattamenti. "Uno
studio di medicina estetica deve essere chiaramente
identificabile come struttura sanitaria - spiega Mauro Rana,
consigliere FIME -. Ricevere in un'abitazione privata, in
ambienti promiscui o privi di una targa professionale è spesso
indice di una situazione irregolare." Le strutture sanitarie
devono essere autorizzate o segnalate secondo le normative
regionali e garantire requisiti minimi di igiene, privacy e
sicurezza. Ambienti improvvisati o domestici non possono offrire
tali garanzie.
Consenso informato: mai solo una firma. "Ogni trattamento di
medicina estetica è un atto medico e, come tale, richiede sempre
un consenso informato - chiarisce Sacchi. - Non è un semplice
foglio da firmare, ma un atto medico e giuridico che presuppone
una spiegazione accurata di benefici, limiti, rischi, possibili
complicanze e alternative terapeutiche." Un consenso frettoloso
o del tutto assente priva il paziente della possibilità di
compiere una scelta consapevole ed è, secondo FIME, uno dei
segnali più evidenti di scarsa professionalità.
Farmaci e dispositivi: la tracciabilità è un diritto. Il terzo
segnale riguarda la tracciabilità dei farmaci e dei dispositivi
medici iniettabili.
"La mancanza del cosiddetto tagliandino adesivo, che dovrebbe
essere consegnato al paziente e anche conservato dal medico
nella cartella clinica, rende impossibile qualsiasi verifica in
caso di effetti avversi e ostacola la continuità delle cure. I
filler devono inoltre essere aperti sotto gli occhi del
paziente: non è consentito utilizzare fiale già aperte".
Un quarto aspetto riguarda la qualificazione del professionista.
"Il medico estetico deve essere un medico iscritto all'Ordine,
verificabile sul sito FNOMCeO - ricorda Sacchi -. L'appartenenza
a una società scientifica riconosciuta non è obbligatoria per
legge, ma rappresenta un indicatore importante di aggiornamento
continuo e adesione a linee guida condivise."
Prezzi troppo bassi: un campanello d'allarme. "La medicina
estetica ha costi legati alla qualità dei prodotti, al tempo
dedicato alla visita e alla sicurezza - conclude Sacchi -.
Offerte aggressive, sconti a tempo e pacchetti promozionali
spesso nascondono una riduzione della qualità, dell'attenzione
clinica o della sicurezza del paziente."
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