L'uso eccessivo dei social network da
parte degli adolescenti è legato a una riduzione del loro stato
di benessere complessivo. Tuttavia, negarne l'utilizzo non è la
soluzione: anche l'astinenza completa, infatti, produce effetti
negativi. Una ricerca dell'University of South Australia di
Adelaide pubblicata JAMA Pediatrics cerca di far luce sul
rapporto tra adolescenti e social, confermando che che è
complesso, legato all'età, alle modalità e all'intensità di
utilizzo.
I social media hanno un "ruolo centrale nella vita degli
adolescenti", chiariscono i ricercatori. "Da un lato, supportano
la connessione sociale, l'espressione di sé e l'accesso alle
informazioni; dall'altro, un uso intensivo è stato associato a
disagio emotivo, al confronto sociale e al cyberbullismo".
Lo studio si basa sui dati di oltre 100 mila ragazzi tra i 9
e 17 anni seguiti per 3 anni e mostra grandi differenze in base
all'età dei ragazzi. Per quelli più piccoli (fino a 11-12 anni)
il mancato di utilizzo di social network è quello che
corrisponde a uno stato di maggior benessere e un utilizzo
eccessivo (più di due ore al giorno) corrisponde a un
peggioramento del benessere riferito. Le cose cambiano quando i
ragazzi crescono: a partire dai 12-13 anni l'uso moderato dei
social è la condizione che garantisce il maggior benessere
mentre sia l'uso eccessivo, sia l'astinenza diventano
problematici.
"Nella prima adolescenza, le interazioni offline possono
soddisfare sufficientemente i bisogni sociali, il che spiega
perché il non utilizzo non sia dannoso", spiegano i ricercatori.
Invece, a partire dalla "media adolescenza i social media
diventano un contesto chiave per mantenere le relazioni con i
coetanei, l'espressione dell'identità e il senso di
appartenenza. In questa fase, un coinvolgimento moderato può
favorire la connessione e il supporto sociale, mentre sia un
utilizzo molto elevato sia il completo non utilizzo possono
aumentare la vulnerabilità, attraverso il confronto sociale o
l'isolamento sociale", concludono i ricercatori.
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