Tra le molte complicanze del diabete
c'è anche il cosiddetto piede di Charcot (neuro-osteoartropatia
di Charcot), una patologia rara ma gravemente invalidante e alto
rischio di amputazione se non diagnosticata in tempo. Il
policlinico universitario Gemelli di Roma è una delle poche
strutture italiane dove è possibile gestire da un punto di vista
internistico e diabetologico ed effettuare i complicati
interventi di salvataggio ortopedico di questi piedi deformati e
disabilitati.
Condizione predisponente del piede di Charcot è la neuropatia
diabetica. A essere affetto da neuropatia è almeno il 30-40%
delle persone con diabete; il piede di Charcot compare solo
nello 0,05% dei casi. "Questi pazienti hanno una grave
disregolazione dei processi infiammatori, anche a seguito di uno
stimolo banale, come il sovraccarico sul piede - spiega Dario
Pitocco, associato di endocrinologia all'Università Cattolica
del Sacro Cuore e direttore della Uosa di diabetologia della
Fondazione policlinico Gemelli Irccs -. Molto spesso sono
colpite persone che passano molto tempo in piedi (camerieri,
cuochi) o che utilizzano molto il piede come gli autisti. Il
fatto che la neuropatia attutisca il dolore fa sì che la
diagnosi sia tardiva". Se questa fase diagnostica viene mancata,
la malattia progredisce rapidamente verso la fase cronica.
"Assistiamo a una progressiva alterazione dei tessuti molli,
delle articolazioni e delle ossa del piede - spiega Carlo
Perisano, ricercatore in ortopedia e traumatologia
all'Università Cattolica del Sacro Cuore Campus e dirigente
medico presso la Uoc di ortopedia e traumatologia del Gemelli -.
Il piede si deforma fino a diventare un 'piede a dondolo', a
causa della mal consolidazione dell'osso".
Queste, in stadio avanzato, possono essere corrette solo da un
complesso intervento, che di fatto diventa una chirurgia di
salvataggio dell'arto.
"Sono interventi che mirano a correggere deformità estremamente
complesse del piede e della caviglia e che prevedono una serie
di procedure chirurgiche (nell'ambito dello stesso intervento),
quali osteotomie correttive e successive osteosintesi - prosegue
Perisano - . Questo consente la ricostruzione di un asse del
piede e della caviglia, per permettere al paziente di tornare a
camminare".
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