Il trapianto di microbiota intestinale può migliorare la risposta all'immunoterapia nel tumore del rene avanzato. Lo rivela uno studio della Fondazione Gemelli e Università Cattolica, pubblicato su "Nature Medicine". Nei pazienti trattati con pembrolizumab e axitinib, l'Fmt da donatori responder all'immunoterapia (farmaci in grado di 'riattivare' e scatenare il sistema immunitario contro il tumore) ha aumentato la sopravvivenza libera da progressione di malattia e il tasso di risposta.
"L'ipotesi di lavoro - spiega Gianluca Ianiro, principal investigator e coordinatore dello studio - era che trapiantare un microbiota intestinale adeguato fosse in grado di migliorare la risposta all'immunoterapia. Il Tacito è stato appunto il primo trial randomizzato al mondo che ha confrontato la risposta all'immunoterapia, a seguito di trapianto di microbiota da donatori che avevano risposto molto bene all'immunoterapia, versus placebo". Lo studio ha coinvolto 45 pazienti con tumore del rene avanzato,.
"In particolare - dichiara Roberto Iacovelli, Associato di Oncologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente dell'Oncologia Medica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli- la sopravvivenza libera da progressione di malattia mediana è risultata nettamente maggiore nel gruppo che aveva ricevuto Fmt: 24 mesi contro 9 mesi del gruppo di controllo, con una riduzione del rischio di progressione del 50%". Tra i risultati osservati "è che il Fmt associato all'immunoterapia dà risultati migliori nei pazienti a prognosi intermedia o sfavorevole", aggiunge Chiara Ciccarese, co-prima autrice dello studio, Ricercatrice in Oncologia presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore e dirigente dell'Oncologia Medica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli.
"Saranno naturalmente necessari ulteriori studi, su casistiche più ampie - conclude Giovanni Cammarota, Ordinario di Gastroenterologia all'Università Cattolica del Sacro Cuore e Direttore Uoc di Gastroenterologia, della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli - per confermare la validità di questo approccio e per comprendere i meccanismi biologici alla base del potenziamento della risposta all'immunoterapia nelle patologie oncologiche".
Tortora, 'i batteri intestinali influenzano la risposta all'immunoterapia'
"Anche nei batteri intestinali potrebbe nascondersi un motivo delle differenti risposte dei pazienti oncologici alle terapie". E' quanto sottolinea Giampaolo Tortora, Ordinario di Oncologia Medica dell'Università Cattolica di Roma e direttore del Comprehensive Cancer Center dea Gemelli, tra gli autori dello studio Tacito, su Nature Medicine, secondo cui il trapianto di microbiota intestinale potrebbe aiutare a rendere i pazienti con carcinoma renale metastatico più sensibili all'immunoterapia. "L'immunoterapia - ricorda Tortora - è da tempo lo standard di trattamento per i tumori del rene, insieme a farmaci a bersaglio anti-angiogenetico (contro la formazione di vasi sanguigni che nutrono il tumore). Purtroppo alcuni pazienti non rispondono al trattamento, mentre altri lo fanno solo in modo modesto. Ricercatori di tutto il mondo stanno dunque cercando di capire come potenziare la risposta a questi farmaci".
Poiché diverse ricerche, negli ultimi anni, hanno evidenziato il ruolo del microbiota sia nello sviluppo di alcuni tumori, sia nella risposta individuale all'immunoterapia, ricorda ancora Tortora, il team di ricerca italiano ha voluto intraprendere il trial clinico su pazienti con carcinoma renale avanzato. Nei tumori del rene, "diversi fattori concorrono a ridurre l'effetto dell'immunoterapia e a creare meccanismi di resistenza, che tendono ad attenuarne gli effetti - continua Tortora - tra questi l'angiogenesi molto spiccata e la produzione di alcuni fattori infiammatori, come IL-6, caratteristiche appunto dei tumori del rene. Poiché il microbiota intestinale influenza la funzione immunitaria, i ricercatori hanno pensato di verificare se modificando il microbiota del paziente si potesse rendere quest'ultimo sensibile alle cure immunoterapiche. La correttezza dell'intuizione è stata confermata dai risultati di questo primo studio".
"In futuro il microbiota del paziente potrà essere dunque studiato come biomarcatore predittivo di risposta all'immunoterapia oncologica", conclude Antonio Gasbarrini, Direttore Scientifico della Fondazione Gemelli Irccs e Ordinario di Medicina Interna all'Università Cattolica.
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