La metformina, il farmaco più
prescritto al mondo per il diabete di tipo 2, riduce in modo
significativo lo stress ossidativo, uno dei principali
meccanismi responsabili delle complicanze del diabete, nelle
donne con questa patologia. Il dato emerge da una ricerca
pubblicata sullo European Journal of Pharmacology, resa nota
dalla Società italiana metabolismo, diabete e obesità (Simdo) e
rappresenta una delle prime evidenze cliniche di una risposta
antiossidante sesso-specifica al farmaco. Le donne con diabete
presentano una mortalità cardiovascolare relativa più elevata
rispetto agli uomini, nonostante ricevano terapie simili.
L'identificazione di un effetto antiossidante sesso-
specifico della metformina assume quindi particolare rilevanza
in ottica di prevenzione cardiovascolare, personalizzazione
della terapia e riduzione delle disuguaglianze di genere in
sanità.
Lo studio pilota è stato condotto in Sardegna presso l'unità
operativa di diabetologia dell'Asl Gallura di Olbia, insieme al
laboratorio di sex-Gender Medicine del Nibb, al Dipartimento di
scienze mediche della Università di Sassari, al Dipartimento di
medicina molecolare e di biotecnologie dell'Università Federico
II di Napoli e all'Unità di endocrinologia dell'Azienda
ospedaliero-universitaria di Sassari. Nello studio sono stati
arruolati 56 pazienti con diabete di tipo 2 (29 uomini e 27
donne), non fumatori, normotesi, normolipidemici, in buon
controllo metabolico e privi di complicanze. I partecipanti sono
stati suddivisi in soggetti trattati con metformina e pazienti
drug-naïve (che non hanno assunto il farmaco). Nelle donne
trattate con metformina è stata osservata una riduzione del
38,9% della malondialdeide (Mda), principale marcatore di stress
ossidativo e perossidazione lipidica. Negli uomini, al contrario
non sono emerse riduzioni significative dei livelli di Mda. La
riduzione dello stress ossidativo osservata nelle donne è
accompagnata da una profonda modifica
del metabolismo energetico: nelle pazienti donne trattate con
metformina è stata registrata la riduzione di 23 acilcarnitine
su 39 analizzate, mentre per gli uomini i marker metabolici
ridotti sono solo 4.
"Lo studio dimostra che il sesso biologico condiziona
profondamente la risposta al trattamento: integrare la medicina
di genere nella pratica clinica non è più un'opzione, ma una
necessità scientifica e clinica", sostiene Giancarlo Tonolo,
presidente della Simdo.
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