Ansia in gravidanza, fino al 35% delle donne a rischio

Mencacci (Sinpf), 'ascolto e continuità delle cure sono fondamentali'


L'ansia in gravidanza è una condizione frequente e spesso sottovalutata, che può interessare fino a un terzo delle donne. A richiamare l'attenzione sul tema è Claudio Mencacci, copresidente della Sinpf (Società Italiana di NeuroPsicoFarmacologia), intervenuto oggi all'incontro "La protezione della salute materno-infantile: il valore della prevenzione primaria in gravidanza", promosso da Fondazione Onda Ets in collaborazione con la Società Italiana di Ginecologia e Ostetricia (Sigo). Secondo Mencacci è necessario distinguere tra due condizioni diverse: i disturbi "da gravidanza" e l'ansia "in gravidanza". I primi riguardano circa il 14% delle donne e comprendono le preoccupazioni emotive legate al decorso della gestazione, al parto, alla salute del feto e alle procedure mediche. L'ansia in gravidanza, invece, può arrivare a colpire tra il 6% e il 35% delle donne e include la riattivazione o l'esordio di veri e propri disturbi d'ansia, come attacchi di panico, ansia generalizzata e fobie specifiche. "La gravidanza è una fase di profonda transizione - spiega Mencacci - durante la quale il cervello della donna va incontro a un rimodellamento.
    Questo comporta una maggiore sensibilità emotiva e rende necessario un livello di attenzione più alto, anche perché parliamo sempre di una diade, madre e bambino". Un ruolo chiave è giocato dai fattori di rischio: le vulnerabilità pregresse, come la familiarità per disturbi d'ansia o dell'umore, la storia di disturbo disforico premestruale e una marcata sensibilità ormonale, insieme a fattori anche di tipo socioambientale. "Già il riconoscimento della storia clinica e della sensibilità individuale - sottolinea Mencacci - consente di intercettare oltre il 50% delle situazioni a rischio". Tra le buone pratiche, l'esperto indica innanzitutto l'ascolto. "Non basta consigliare: è fondamentale rassicurare, informare e aiutare la donna a mantenere il controllo della propria situazione". Accanto agli interventi psicologici, quando necessario è possibile ricorrere anche a trattamenti farmacologici. "Oggi disponiamo di terapie sicure - afferma Mencacci - e un messaggio importante è che le donne già in cura per ansia o depressione non devono interrompere i trattamenti. La sospensione espone a un rischio di ricaduta, mentre con una scelta appropriata delle molecole e dei dosaggi ci si può muovere in sicurezza". Il rischio di malformazioni legato ai farmaci, precisa l'esperto, è sovrapponibile al rischio fisiologico di qualsiasi gravidanza, inferiore al 4%. "Accompagnare adeguatamente le donne - conclude - permette di vivere gravidanze e periodi post-partum più sereni".
   

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