"La storia della medicina non è solo quella raccontata dagli uomini: le donne hanno contribuito in maniera fondamentale, spesso invisibile, con competenze nella cura, nella farmacologia e nella pediatria". Così la giornalista e scrittrice Daniela Minerva, nel suo nuovo libro 'Medicina Femminile Plurale - Il Sapere Delle Donne Nella Storia' (Edizioni Bollati-Boringhieri) che esplora il ruolo femminile nella storia della medicina, raccontando come le donne abbiano agito come curatrici, farmacologhe e pediatre, pur senza accesso al potere ufficiale e senza essere riconosciute dalle istituzioni scientifiche dominanti. Un libro che si propone non solo come una riscoperta storica, ma anche come una riflessione sul presente e sulle future prospettive della medicina al femminile. "Quando pensiamo alla storia della medicina - spiega Minerva all'ANSA - pensiamo sempre a ciò che è stato scritto dagli uomini. Ma questa storia riflette solo lo sguardo maschile sulla medicina. In realtà, le donne hanno sempre curato la famiglia e chi stava loro intorno, sviluppando conoscenze legate alla riproduzione, ai farmaci e alla cura dei bambini, dall'uso delle erbe fino ai farmaci moderni".
Secondo l'autrice, non ha senso cercare figure femminili diventate famose nei secoli passati. La storia femminile, sottolinea Minerva, è "una storia corale: non possiamo ricostruire gli eventi specifici di ciascuna donna, ma possiamo tracciare il loro contributo collettivo". Il libro mette in luce anche come le innovazioni apportate dalle donne, seppur spesso ignorate, abbiano avuto un impatto concreto. "Prendiamo Joanna Stephens - racconta Minerva - che scopre un farmaco per sciogliere i calcoli. Gli uomini riconoscono la validità della scoperta, ma solo dopo averla convalidata secondo i canoni ufficiali della medicina. Questo dimostra che l'intelligenza femminile ha sempre sostenuto l'evoluzione scientifica, anche quando non aveva potere formale". Tra le figure femminili più affascinanti per l'autrice spicca Hildegarda di Bingen, monaca benedettina e scienziata del Medioevo. Hildegarda, secondo Minerva, rappresenta "l'ultima scienziata prima della nascita delle università, istituzioni che hanno escluso le donne dalla costruzione del sapere". Le opere naturalistiche di Hildegarda, tradotte in italiano da studiosi moderni, rivelano una straordinaria capacità di osservazione clinica, con attenzione al corpo umano e al corpo femminile. La monaca descrive anche l'orgasmo femminile, grazie all'esperienza e alle informazioni raccolte dalle donne che si rivolgevano al monastero per consulenze mediche. Un'altra figura di rilievo è Virginie Messager, autrice nell'Ottocento di uno dei primi manuali sulla menopausa, che sfidava i pregiudizi del tempo, quando questa fase della vita era vista come malattia e fine della femminilità, anticipando di oltre un secolo le attuali concezioni mediche e sociali. "Volevo raccontare l'intelligenza femminile nella medicina, una presenza costante nei millenni, spesso invisibile, ma essenziale per la cura dei corpi e lo sviluppo della scienza - conclude l'autrice- senza presupporre segni di un sedicente sapere al femminile. Si tratta, piuttosto, di ricostruire quali conoscenze e quali metodi di lavoro le donne si sono tramandate perché utili e strettamente intrecciati con ciò che esse si sono trovate a dover fare, mentre gli uomini facevano altro".
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