Un semplice prelievo di sangue
potrebbe, in futuro, contribuire a prevedere l'efficacia della
chemioterapia nei pazienti giovani e adulti colpiti dalle forme
più aggressive di tumore alle cellule germinali. La prospettiva
emerge dai risultati di uno studio internazionale dell'Italian
Germ Cell Cancer Group pubblicato sull'ultimo numero del Journal
of Clinical Oncology, e che vede come prima firma Milena Urbini,
ricercatrice della Unit Translational Oncology dell'Irst 'Dino
Amadori' Irccs di Meldola (Forlì)
L'articolo fornisce, infatti, solide evidenze per
approfondire l'utilizzo dei marcatori biologici circolanti come
indicatori di efficacia delle cure contro i tumori che
colpiscono le cellule destinate a diventare spermatozoi o
ovociti. La ricerca si è focalizzata sullo studio dei frammenti
di Dna tumorale circolante, frammenti di materiale genetico
presenti nel sangue dei pazienti. Irst ha svolto il ruolo di
centro di riferimento per la casistica più rara: 69 pazienti
trattati con chemioterapia ad alte dosi, mentre la Comenius
University and National Cancer Institute di Bratislava
(Slovacchia) ha fornito la coorte di confronto composta da 26
pazienti trattati con regime standard, il Prinses Máxima Centrum
di Utrecht (Paesi Bassi) e l'Irccs centro di riferimento
Oncologico di Aviano, hanno contribuito alle indagini molecolari
e all'interpretazione dei dati.
Attraverso le analisi del Dna tumorale circolante nei
campioni di sangue è stato possibile compiere numerosi passi in
avanti nella comprensione di questa patologia e di come poter
affrontare i casi più complessi. È stato possibile individuare
biomarcatori associati alla prognosi, utili a identificare i
pazienti a più alto rischio di ricaduta; evidenziare una
maggiore efficacia delle alte dosi nei casi caratterizzati da
maggiore aggressività; studiare le alterazioni cromosomiche
della malattia avanzata, contribuendo a chiarire i meccanismi
biologici alla base della sua evoluzione.
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