Voce flebile e calligrafia più piccola, i segnali meno noti del Parkinson

300.000 italiani soffrono della malattia che irrigidisce il corpo, le dieci cose da sapere


Disturbi del sonno con sogni molto movimentati, perdita dell'olfatto, tremore o rigidità. Sono i segnali precoci che possono precedere la diagnosi di Parkinson, una malattia neurodegenerativa che spesso richiede anni per essere identificata. Accanto a questi ci sono campanelli d'allarme meno noti da non sottovalutare come cambiamenti nella scrittura, che si fa più piccola, o nel volume della voce, che si fa più flebile. Riconoscerli e parlarne con un medico è importante perché "una diagnosi precoce consente trattamenti più efficaci e personalizzati e può migliorare la gestione della malattia". Lo ricordano, in vista della Giornata Mondiale del Parkinson dell'11 aprile, i neurologi della Fondazione Limpe.

    Nel mondo il Parkinson colpisce oltre 6,5 milioni di persone. In Italia si stima che più di 300.000 persone convivano con questa patologia mentre ogni anno si registrano circa 10-12 nuove diagnosi ogni 100.000 abitanti. "La consapevolezza - dichiara Michele Tinazzi, presidente di Fondazione Limpe per il Parkinson - è il primo strumento di cura: conoscere i segnali precoci, favorire la diagnosi tempestiva e promuovere stili di vita sani permette non solo di intervenire prima, ma anche di migliorare la qualità di vita". Da non ignorare, ricorda la Fondazione Limpe, la riduzione significativa della capacità di percepire odori e la stitichezza, che sono sintomi iniziali frequenti che possono comparire molti anni prima dei sintomi motori. Caratteristici sono poi i tremori, la rigidità o i movimenti più lenti.

    Dalla Fondazione Limpe arrivano i consigli per chi la diagnosi già l'ha avuta: fare attività fisica regolarmente perché il movimento contribuisce alla protezione della salute cerebrale; seguire una dieta equilibrata ricca di frutta e verdura che aiuta anche a mantenere il peso. Dormire bene e mantenere ritmi regolari poiché il sonno è essenziale per i processi di protezione del cervello e mantenere un rapporto di dialogo e fiducia con il medico rendendolo partecipe di eventuali, anche piccoli, cambiamenti.
   

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