Trisomia 21, anche una reazione autoimmune dietro la sindrome di Down

Lo studio dell'Università Cattolica sulle nascite da madri giovani


La Sindrome di Down potrebbe dipendere in alcuni casi anche da una reazione autoimmune, in cui gli anticorpi materni attaccano la membrana che riveste l'ovocita, e questo meccanismo potrebbe spiegare i casi in cui la trisomia 21 si verifica anche in gravidanze di mamme giovani.
    Lo evidenzia uno studio condotto da ricercatori dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma, che è stato recentemente pubblicato sull'International Journal of Molecular Sciences.
    La teoria classica finora conosciuta della trisomia 21 è che sia dovuta all'invecchiamento degli ovociti materni e quindi che sia età-dipendente. Tuttavia, la presenza di concepimenti con trisomia 21 in donne giovani non ha sinora trovato una spiegazione plausibile. La finalità dello studio, durato 5 anni, era di dosare nel sangue delle mamme che avevano avuto una gravidanza con Sindrome di Down, la presenza di 'auto-anticorpi', ovvero anticorpi patologici che attaccano il corpo stesso che li produce. In particolare, i ricercatori cercavano auto-anticorpi diretti contro la zona pellucida (una membrana che protegge l'ovulo e riconosce lo spermatozoo, indispensabile per il concepimento) come fattore di autoimmunità proprio durante il concepimento. L'autoimmunità si presenta dunque come un altro possibile fattore di rischio complementare all'età materna.
    "Il 34% delle madri che avevano avuto un bambino con Sindrome di Down presentavano auto-anticorpi nel sangue, contro nessuna delle madri del gruppo di controllo", spiega Giuseppe Noia, coordinatore dello studio, docente di Medicina dell'età prenatale all'Università Cattolica del Sacro Cuore, campus di Roma. Lo studio ha preso le mosse dalla proposta, rivolta al Comitato Etico del Policlinico Gemelli nel 2020, da parte della fondazione 'Il cuore in una goccia': il progetto di ricerca era finalizzato a verificare una nuova ipotesi sulla genesi della trisomia 21. "Introdurre la variabile di tipo autoimmune diventa un elemento di forte novità dello studio di questa sindrome e apre nuovi scenari di ricerca e future applicazioni cliniche in ambito preconcezionale per consentire, alle coppie a rischio, di affrontare in modo consapevole la propria storia procreativa - aggiunge Noia -. Sottolineiamo che tale studio apre alternative nelle consulenze preconcezionali, alle coppie che scelgono la consapevolezza di conoscere un rischio, di poter intervenire per modulare la risposta immunologica".
   

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