Fine vita, torna in Commissione il disegno di legge della maggioranza

Dopo 9 mesi di stallo, l'Associazione Luca Coscioni chiede il ritiro del testo


Il disegno di legge sul fine vita proposto dalla maggioranza è tornato nelle Commissioni del Senato, dopo la rinuncia alla trattazione in plenaria, dove era stato calendarizzato per il mese di aprile. "È un primo risultato importante ottenuto anche grazie alla nostra mobilitazione, che ha raccolto oltre 25.000 adesioni per chiedere il ritiro di un testo che, se approvato, avrebbe cancellato i diritti già riconosciuti grazie alle sentenze della Corte costituzionale". Così l'associazione Luca Coscioni, che sottolinea come il ddl miri a rendere "più difficile, se non impossibile, l'accesso all'aiuto alla morte volontaria".

"Dopo 9 mesi di paralisi parlamentare, è evidente che la legge presentata dal Governo è di ostacolo all'approvazione di buone norme sul fine vita. Il ritiro del testo, che non è mai riuscito ad arrivare in Aula, è una condizione necessaria per restituire ai parlamentari la possibilità di affrontare una discussione libera da logiche di schieramento e disciplina di partito. Ci vuole una legge che consolidi i diritti esistenti, non una che li cancelli", spiega Marco Cappato, tesoriere dell'associazione Coscioni. Una legge sul fine vita, per l'associazione, deve applicare invece i principi stabiliti dalla Corte costituzionale, a partire dalla sentenza sul caso Cappato-Dj Fabo, e garantire tempi certi e procedure chiare per l'accesso all'aiuto alla morte volontaria attraverso il Servizio sanitario nazionale.

Prosegue intanto la mobilitazione sulle leggi regionali: in Piemonte e Lazio sono già in corso iniziative popolari, e sono in procinto di ripartire anche in Lombardia e Calabria, per riportare in Consiglio regionale la proposta di legge "Liberi Subito", già approvata in Toscana e Sardegna. Su questo tema l'Associazione Luca Coscioni ha scritto a tutti i segretari e presidenti di partito per chiedere il sostegno alla proposta di legge regionale, rivista secondo le recenti indicazioni della Consulta, ossia la piena competenza delle Regioni nel definire le modalità di attuazione del diritto di accesso all'aiuto medico alla morte volontaria. 
   

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