Si stringono i tempi per la riforma Schillaci che mira a ridisegnare l'assistenza sanitaria sul territorio facendo delle Case di comunità il cuore del nuovo sistema e dei medici di famiglia il 'motore' di queste strutture, chiamate ad offrire ai cittadini servizi e presidi a tempo pieno allentando, così, anche il sovraffollamento dei Pronto soccorso. Il confronto con le Regioni, alle quali è stata presentata una prima bozza del provvedimento, è infatti entrato nel vivo e l'obiettivo, secondo quanto si apprende, è far approdare il testo di riforma al Consiglio dei ministri entro maggio.
Una riforma che prevede per i medici di famiglia un 'doppio canale': ovvero i medici potranno scegliere tra un rapporto di lavoro convenzionato e la dipendenza dal Ssn, che non sarà quindi obbligatoria o generalizza ma bensì mirata per le funzioni più strutturate all'interno delle Case di comunità. Una formula già contestata duramente dai sindacati e dall'Ordine dei medici, che parlano anche di mancanza di confronto. Schillaci, però, ha dato una risposta netta: "Sulla riforma dei medici di medici di medicina generale stanno lavorando le Regioni, che stanno elaborando un testo, poi lo vedremo e cercheremo una soluzione nell'interesse soprattutto dei cittadini e per avere una medicina territoriale più moderna".
E con le organizzazioni di categoria, "il confronto come in passato ci sarà". Quanto all'iter legislativo, circola l'ipotesi di una fase uno e due, con un decreto in primis riguardante la novità della dipendenza e un successivo disegno di legge sugli altri aspetti, ma il ministro ha oggi chiarito che "ancora si sta elaborando il testo con le Regioni". Occasione per rilanciare la ratio della riforma è stato anche il question time alla Camera. Rispondendo a un'interrogazione, Schillaci ha ribadito che è "attualmente in corso un confronto con le Regioni per garantire l'operatività delle Case di comunità" e che la proposta finale "non sarà calata dall'alto ma sarà frutto di un lavoro di confronto". Ma il nodo centrale è il nuovo modello di medico di famiglia che la riforma delinea, e che Schillaci spiega alla Camera chiarendo che "non viene smantellata la figura del medico di famiglia, ma stiamo finalmente liberando tutto il suo potenziale". Il medico di medicina generale, sottolinea, "è il presidio della prevenzione, dell'educazione agli stili di vita, della cronicità gestita sul territorio prima che diventi emergenza". E per farlo "ha bisogno di una squadra, di strumenti digitali, di un contesto organizzativo che sostenga il suo lavoro". In questo quadro, incalza, le Case di comunità e la telemedicina "non sono un'idea astratta, ma sono una risposta concreta a un medico oggi solo davanti a una domanda di salute sempre più complessa".
La Federazione dei medici di medicina generale (Fimmg) resta però sulle barricate, contro l'ipotesi di riforma: "Se sarà il caso, andremo alla Corte Costituzionale", avverte il segretario generale Silvestro Scotti. "È normale intervenire su un contratto ope legis in questo Paese? Se diventa normale, vuol dire che siamo alla deregulation di norme costituzionali", evidenziando "difformità con la norma sulle autonomie regionali stesse: rischieremo di avere modelli contrattuali sulla stessa funzione diversi da Regione a Regione". Dura anche la posizione del presidente della Federazione degli ordini dei medici (Fnomceo) Filippo Anelli, secondo cui "il presupposto di fare un decreto d'urgenza per consentire ai medici di entrare nelle Case di comunità cozza con la realtà che i medici stanno già nelle Case e che le ore si possono già fare in queste strutture.
Quindi la motivazione dell'urgenza manca". Inoltre, rileva, "le Case di comunità nascono come strumento di integrazione multiprofessionale. Questa idea al momento appare irrealizzata" e invece, conclude, si sta pensando di "modificare un sistema di assistenza medica che grazie al cielo funziona".
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
