Il corretto sviluppo delle ossa dei
neonati potrebbe essere influenzato dall'esposizione nei primi
mesi di vita ad alcune sostanze chimiche molto diffuse. È quanto
suggerisce la ricerca coordinata dall'Azienda
Ospedaliero-Universitaria e dell'Università di Parma presentata
nei giorni scorsi al congresso della European Society of
Endocrinology.
L'attenzione dei ricercatori si è concentrata sugli
interferenti endocrini, sostanze diffuse nell'ambiente e
presenti in molti prodotti di uso quotidiano noti per alterare
il sistema ormonale: il team ha analizzato 52 diverse sostanze
afferenti a questa categoria nelle urine di 88 bambini sani di
un mese scoprendo che 21 di questi composti erano già
rilevabili. Inoltre, livelli più elevati di alcune di esse erano
legati a una minore densità ossea sia a 6 sia a 12 mesi.
"Il nostro studio mostra che l'esposizione precoce ad alcuni
interferenti endocrini - come Pfas e una combinazione di
bisfenolo A, ftalati e parabeni - è associata a una minore
densità minerale ossea a 12 mesi, suggerendo che l'infanzia è
una finestra vulnerabile per l'esposizione ambientale e lo
sviluppo scheletrico", ha affermato la coordinatrice dello
studio Maria Street, professoressa associata di Pediatria
all'Università di Parma e endocrinologa pediatra all'Azienda
Ospedaliero-Universitaria di Parma. "Ciò richiede misure di
protezione e interventi volti a ridurre l'esposizione durante la
gravidanza e il periodo post-partum, al fine di garantire una
migliore salute ossea per le generazioni future", ha concluso.
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