L'Obesità ancora 'Cenerentola', in Ue 6 su 10 senza diagnosi

Esperti, 'in Italia manca registro, pesa privacy'. Nature, ma stabile in paesi ricchi


(di Manuela Correra) L'obesità - riconosciuta come una vera e propria malattia in Italia solo da un anno e definita da molti clinici come una nuova 'epidemia' a livello mondiale - nonostante i tassi in crescita in molti Paesi resta ancora, in vari casi, una 'Cenerentola' poco considerata, tanto che in Europa "6 persone su 10 con questa patologia non hanno ricevuto una diagnosi precisa". E' il quadro delineato dal presidente della Società italiana dell'obesità (Sio) Silvio Buscemi che, dal Congresso europeo sull'obesità Eco2026 in corso a Istanbul, avverte come anche in Italia la situazione sia complessa, con la mancanza di un Registro nazionale che dia una dimensione certa del fenomeno e la legge sulla privacy che complica anche l'ambito della ricerca.
    "Abbiamo una diagnosi del 40% circa riferita alle persone con obesità in Europa - spiega Buscemi all'ANSA - ma c'è un altro 60% della popolazione con questo problema che non ha mai ricevuto una diagnosi". Ciò è imputabile a vari fattori, tra cui anche il dibattito sull'indice di riferimento finora utilizzato per la diagnosi, ovvero l'indice di massa corporea (Bmi).
    Ritenuto ormai obsoleto da varie società scientifiche e anche dall'Oms, il Bmi, afferma Buscemi, "resta tuttavia ad oggi l'unico strumento di screening contro l'obesità che si dimostra rapido, universale e a costo zero, nonostante in Italia l'83% dei pazienti ne sia ancora sprovvisto e solo il 17% abbia questo dato registrato nel proprio Fascicolo sanitario elettronico.
    Chiedere di sostituirlo con ecografie o analisi approfondite del danno d'organo per ogni sospetto caso di obesità è insostenibile soprattutto dal punto di vista organizzativo". Ma a pesare è anche la legge sulla privacy: "È assurdo che i medici di base non possano conferire dati anonimizzati per scopi di ricerca scientifica a causa di interpretazioni burocratiche della privacy - sottolinea il presidente Sio -. Affrontare l'obesità, che colpisce 6 milioni di italiani, richiede un sistema di monitoraggio costante. Senza una misurazione semplice e applicabile, come il Bmi, e senza la possibilità di raccogliere questi dati, restiamo al buio, impossibilitati a valutare l'efficacia delle cure e delle politiche sanitarie. È come voler ridurre i consumi elettrici di un Paese senza poter leggere i contatori". Da qui l'appello alle istituzioni ad intervenire rapidamente. Che l'obesità sia una nuova emergenza, soprattutto per i numeri crescenti registrati tra i giovanissimi, è attestato da esperti e clinici, ma secondo un nuovo studio pubblicato su Nature vi sarebbe una iniziale inversione di trend: negli ultimi 45 anni i tassi di obesità nella maggior parte dei paesi industrializzati, rileva l'indagine, hanno smesso di crescere e in alcuni hanno addirittura iniziato a calare lievemente, come in Italia, Francia e Portogallo. Avviene l'opposto, invece, nei paesi a basso e medio reddito, dove i tassi di obesità continuano ad aumentare. Va tuttavia considerato, commenta Buscemi, che "tale inversione riguarda solo i paesi sviluppati, mentre laddove c'è disagio e povertà l'obesità continua a crescere, facendo lievitare i numeri complessivi".
    Tante le novità che arrivano dal congresso europeo. Sul fronte delle terapie, le molecole anti-obesità diventano più mirate per cure sempre più personalizzate anche tenendo conto della differenza di genere. E sono state aggiornate, dopo un anno, le linee guida del 2025 sulla gestione farmacologica dell'obesità e delle sue complicanze elaborate dall'Associazione Europea per lo Studio dell'Obesità (Easo). Presentato al congresso, il nuovo algoritmo ha l'obiettivo di indicare il farmaco più adatto per ogni paziente anche tenendo conto del migliore trattamento possibile delle complicanze dell'obesità, poichè il focus non è solo la perdita di peso. Nelle sessioni congressuali, hanno avuto voce pure i pazienti: "Ora la priorità per l'Italia - sottolinea Eligio Linoci, vice presidente della Federazione associazioni obesità (Fiao) - è introdurre l'obesità nei Livelli essenziali di assistenza, perchè ad oggi le terapie sono ancora a totale carico del cittadino". 
   

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