Morbo di Crohn e colite ulcerosa, 20% pazienti a rischio malnutrizione

L'80% non riceve consulenze nutrizionali, AMICI Italia: "Online test rapido"


Il 20% dei 250 mila pazienti italiani con malattie infiammatorie croniche intestinali (Mici), categoria in cui rientrano la malattia di Crohn e la colite ulcerosa) si trova in una condizione di rischio nutrizionale.
    Circa 4 su 5 non ricevono mai una valutazione nutrizionale. È quanto denuncia un'indagine promossa da Amici Italia (Associazione Nazionale per le Malattie Infiammatorie Croniche dell'Intestino), presentata in vista della Giornata Mondiale delle Malattie Infiammatorie Croniche Intestinali, che si celebra il prossimo 19 maggio.
    Per rispondere a questa criticità l'associazione ha lanciato una campagna di screening ("Perdi peso? Non perdere tempo!") che prevede nei prossimi mesi dieci appuntamenti in tutta Italia, durante i quali i pazienti potranno confrontarsi con specialisti ed effettuare uno screening nutrizionale. La campagna punta anche a rafforzare l'informazione su questo tema con la distribuzione di materiali informativi nelle sale d'attesa degli ambulatori dedicati alle Mici e contenti online.
    "La campagna si propone di aumentare la consapevolezza dei pazienti con Mici sul rischio di malnutrizione", spiega Salvo Leone, direttore generale di Amici Italia. "Per questo motivo abbiamo messo a disposizione sul sito un semplice test validato che, con pochissime domande, consente ai pazienti di valutare il proprio stato nutrizionale e a rivolgersi al proprio medico in caso di rischio di malnutrizione".
    Si stima che tra il 13 e il 27% delle persone con Mici sviluppi malnutrizione, il 40% sarcopenia, cioè la perdita di massa e funzionalità muscolare, il 78% carenze di micronutrienti essenziali. "Nonostante la nutrizione rappresenti un pilastro fondamentale nel trattamento delle patologie croniche intestinali, l'attenzione rivolta allo screening del rischio di malnutrizione, alla diagnosi precoce e a un adeguato supporto nutrizionale è ancora molto carente e disomogenea", sottolinea Antonella Lezo, presidente della Società Italiana di Nutrizione Artificiale e Metabolismo. "Dobbiamo colmare il divario tra la cura della patologia e la gestione della nutrizione".
   

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