L'integrazione di vitamina D3 ad alto
dosaggio durante la gravidanza è associata a migliori
performance nella memoria visiva, nella memoria verbale e nella
flessibilità cognitiva nei figli, misurate all'età di 10 anni.
Lo suggerisce uno studio dell'Università di Copenaghen
pubblicato su Jama Network Open che prende le mosse da
precedenti lavori danesi che associavano deficit neonatale di
vitamina D a disturbi quali iperattività e deficit d'attenzione,
autismo.
Qui lo studio è partito da 700 gestanti che prendevano una
dose standard di vitamina D (10 nanogrammi al giorno) e una
elevata (70 nanogrammi). All'età di dieci anni i nati sono stati
valutati con alcuni test cognitivi ed è emerso che i bambini le
cui mamme assumevano alte dosi di vitamina D in gestazione
totalizzano punteggi leggermente superiori in alcuni test, in
particolar modo nella memoria visiva e verbale; in parte nella
flessibilità mentale. Ma i ricercatori non hanno evidenziato
alcuna associazione con il quoziente intellettivo, l'attenzione
e la velocità mentale. Questi risultati rafforzano le prove
sull'associazione tra l'esposizione prenatale alla vitamina D e
le capacità cognitive nell'infanzia, ma restano per ora
insufficienti a stabilire un forte legame di causa ed effetto e
soprattutto nel provare un effetto generalizzato sulle capacità
intellettive.
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