Oggi in Italia, per 15.500 donne con
tumore al seno metastatico ormonoresponsivo/Her2 negativo è
necessaria la biopsia liquida per selezionare le terapie più
efficaci. Però, solo la metà delle pazienti riesce ad accedere a
questo esame, a causa di reti diagnostiche ancora fragili e una
frammentazione regionale. Per garantire l'esame in modo uniforme
su tutto il territorio è necessario destinare 15 milioni
ricavandoli dal fondo di 238 milioni per il potenziamento della
sanità inseriti nella Legge di Bilancio 2026. È l'appello della
comunità oncologica e delle associazioni dei pazienti, lanciato
in una conferenza stampa a Milano. Il finanziamento della
biopsia liquida per la ricerca delle mutazioni di Esr1 (il
principale meccanismo di resistenza acquisita alla terapia
ormonale), si legge in una nota, è già previsto dal
provvedimento legislativo dallo scorso dicembre. "Vanno subito
sbloccate le risorse economiche - aggiunge - e il test deve
uscire dai laboratori di ricerca per diventare una opportunità
concreta offerta dal Servizio Sanitario Nazionale".
"Ogni anno nel nostro Paese, più di 53mila donne si ammalano
di tumore del seno - sottolinea Giuseppe Curigliano, Presidente
Eletto dell'European Society for Medical Oncology e Professore
del Dipo-Dipartimento di Oncologia ed Emato-Oncologia
dell'Università di Milano -. Con l'approvazione di nuove terapie
orali è cambiata radicalmente la gestione dei casi metastatici
positivi per i recettori degli estrogeni (Er) e negativi per
Her2". Individuarle le mutazioni di Esr1, dopo una progressione
di malattia metastatica, aggiunge, "significa offrire una
possibilità concreta di accedere ad un trattamento efficace, che
consenta anche di mantenere una buona qualità di vita. Grazie
alla terapia mirata, identificata a seguito di una mutazione
genomica, la sopravvivenza libera da progressione può aumentare
del 45%. È un vantaggio clinico senza precedenti in questa linea
di trattamento, che non possiamo negare alle pazienti".
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