Un viaggio visivo ed emotivo nel
cuore della leucemia linfoblastica acuta, patologia oncologica
che colpisce molti bambini, con il 92% dei pazienti che riesce a
superare la malattia, ma dove le percentuali non valgono per il
singolo. È il cortometraggio 'Sangue bianco', ideato e promosso
da Amgen Italia con il patrocinio della fondazione Maria Letizia
Verga per lo studio e la cura della leucemia del bambino,
selezionato all'interno dello Spazio Cinecittà (Italian
Pavillion) al Festival de Cannes 2026.
Il film, scritto da Morena Rossi, diretto da Lorenzo Cioglia e
prodotto da Orange Branded, liberamente ispirato all'opera di
Paolo Tallini 'Tante belle persone', cerca di rispondere,
attraverso le storie di Jessica, Lorenzo e Paolo, a una domanda:
chi restiamo, quando il nostro sangue smette di somigliarci? Il
racconto unisce delicatezza, memoria e verità, per dare forma a
ciò che resta e a ciò che riparte dopo la leucemia linfoblastica
acuta e per valorizzare il progresso con cui la ricerca
scientifica restituisce speranza ai pazienti. "Sono grato di
aver avuto l'opportunità di dare voce alla storia di mio figlio
Pietro. Jessica e Lorenzo sono guariti, mio figlio Pietro è
mancato tre anni fa", dichiara Paolo Tallini, tra i protagonisti
di 'Sangue bianco'. "Quando ho immaginato di far muovere i
protagonisti in un limbo bianco mentre parlavano della malattia,
da contrapporre ai colori della famiglia e degli amici nei loro
luoghi 'sicuri', non avrei mai pensato di ritrovarmi sospesa e
rinata anch'io insieme a loro", spiega l'autrice Morena Rossi.
"La leucemia linfoblastica acuta è la neoplasia più frequente in
età pediatrica con una incidenza di circa 800 nuove diagnosi
l'anno, 400 nei bambini e 400 negli adulti", spiega Carmelo
Rizzari, direttore S.C., Unità di Ricerca Clinica e Fase 1
(Pediatria) alla fondazione Irccs San Gerardo dei Tintori di
Monza. "La patologia costringe a lunghi periodi di degenza,
durante i quali i pazienti temono di perdere tutto - aggiunge
Sabina Chiaretti, professoressa associata Dipartimento di
Medicina Traslazionale e di Precisione, Università La Sapienza
di Roma -; è inevitabile per noi operatori sanitari stringere
legami con loro e le loro famiglie, che lasciano un'impronta
indelebile e nel corto si percepisce l'importanza di questi
rapporti".
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