Il tabagismo, nel 2026, non è una
questione di stile di vita: è una questione sociale che riguarda
fino all'80% dei vulnerabili. Infatti chi fuma appartiene
prevalentemente ai gruppi già penalizzati da povertà, esclusione
e fragilità sanitaria. Lo dimostra con dati inconfubaili nuovo
rapporto 2026 del Royal College of Physicians (Rcp) Smoking,
Health and Social Justice inglese, diffuso in occasione della
Giornata mondiale senza tabacco del 31 maggio.
Il fumo tra i lavoratori manuali del Regno Unito, in base a
173mila interviste, è del 20,2% (25,8% in Italia); tra i
disoccupati del 20% (38-40%); tra chi ha una qualsiasi
condizione di salute mentale raggiunge il 40,5% (l'80% tra i
malati mentali gravi, l'88% in Italia); tra i detenuti sfiorava
l'80% (oggi c'è un divieto di fumo nelle carceri britanniche)
contro il 100% in Italia . Esistono poi popolazioni, rileva il
report, in cui i ratei di fumo si impennano e non lasciano
traccia nelle statistiche ufficiali, risultando 'invisibili'.
Vivendo un doppio stigma, quello della scarsa rappresentazione e
della difficoltà ad essere aiutati.
La popolazione di invisibili sfiora i 2 milioni di
individui in Gran Bretagna (tabagismo tra il 58 e il 66%).
"Riteniamo che la Gran Bretagna sia sulla strada giusta,
dimostrato dal fatto che i ratei di fumatori hanno raggiunto il
10% negli ultimi anni" sottolinea la dottoressa Johann Rossi
Mason Direttrice dell'Osservatorio Mohre -. Riteniamo ad esempio
necessario introdurre percorsi di trattamento Opt-Aut della
dipendenza da tabacco in tutti i contesti in cui fumatori e
operatori sanitari entrano in contatto. Il sistema Opt-Out di
default, si basa su un approccio di psicologia cognitiva molto
efficace e prevede nel proporre una consulenza breve sul
tabagismo e l'esplorazione della volontà di smettere con
indicazioni su come fare e a chi rivolgersi a tutti coloro che
si rivolgono - per qualsiasi motivo a pronto soccorso, cure
primarie, degenze, servizi ambulatoriali e di prossimità".
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