Dopo oltre due mesi di attesa, la
paziente oncologica terminale trevigiana di 77 anni affetta da
mesotelioma pleurico ha ricevuto dall'Ulss una comunicazione con
la quale le viene notificato un diniego alla richiesta di
accesso al suicidio medicalmente assistito. Lo rende noto
l'associazione Luca Coscioni, attraverso la quale la donna,
Maria Cristina, aveva inviato una diffida all'azienda sanitaria.
"Nonostante il progressivo aggravamento del quadro clinico -
prosegue la nota dell'associazione - continua a sottoporsi alla
chemioterapia pur in una condizione sempre più complessa e
gravosa. Il trattamento è stato ridotto al 60% del dosaggio
previsto perché non più adeguatamente tollerato: dopo ogni ciclo
la paziente è costretta a convivere con una debilitazione
protratta, difficoltà respiratorie e importanti effetti
collaterali che incidono pesantemente sulla qualità della vita".
Per Filomena Gallo, codifensore di Maria Cristina e
segretaria nazionale della Luca Coscioni, e Marco Cappato,
tesoriere dell'associazione "si tratta di una decisione
gravissima, resa ancora più grave dal fatto che l'Azienda
sanitaria non ha indicato le ragioni del diniego, non ha
specificato quale dei requisiti individuati dalla Corte
costituzionale sarebbe risultato mancante, non ha trasmesso la
relazione del Gruppo Tecnico né il parere del Comitato Etico sui
quali la decisione sarebbe fondata. Ad oggi Maria Cristina si
trova nella paradossale condizione di vedersi negato l'accesso a
un percorso riconosciuto dalla Corte costituzionale senza essere
messa nelle condizioni di conoscere le motivazioni della
decisione e di esercitare pienamente il proprio diritto di
difesa". L'associazione Coscioni chiederà l'accesso integrale
agli atti del procedimento, alle relazioni degli specialisti e
al parere del Comitato Etico. "Valuteremo inoltre con Maria
Cristina ogni iniziativa giudiziaria necessaria per tutelare i
suoi diritti", concludono.
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