Nel mondo, almeno 2,2 miliardi di
persone presentano un deficit della vista da vicino o da
lontano. Per almeno un miliardo di loro, il problema sarebbe
stato prevenibile o deve ancora essere affrontato. Lo spiega la
Commissione di albo nazionale degli Ortottisti, che in occasione
della Giornata mondiale dell'Ortottica richiama l'attenzione sul
valore della prevenzione visiva, dall'infanzia alla terza età.
Poter contare su una buona visione non significa soltanto
vederci bene, ma incide sulla qualità della vita, ricordano gli
ortottisti, professionisti sanitari che si occupano di
prevenzione, valutazione e riabilitazione dei disturbi visivi.
Perché vedere male vuol dire anche studiare con più fatica,
lavorare con più difficoltà, muoversi con meno sicurezza e, alla
lunga, perdere autonomia.
L'età evolutiva rappresenta oggi uno dei fronti più
delicati. Secondo l'Istituto superiore di sanità in Italia, il
22% dei bambini tra i 2 e i 5 mesi passano molto tempo davanti a
monitor di TV, computer, tablet o telefoni cellulari.
"Difficoltà di messa a fuoco, stanchezza oculare, cefalee, sono
le principali conseguenze", commenta la presidente Lucia
Intruglio della Commissione di albo degli Ortottisti.
Il tema della scarsa visione riguarda anche la popolazione
anziana. I dati dell'Istituto superiore di sanità mostrano che
circa il 30% degli over 65 cade almeno una volta all'anno e
questa percentuale sale al 50% dopo gli 80 anni. "Le cadute -
conclude Intruglio - sono la prima causa di accesso in ospedale
per gli anziani e rappresentano un costo sanitario e sociale
enorme. Una percentuale di queste cadute è dovuta a proprio
difficoltà visive" che possono in alcuni casi causare anche
perdita di equilibrio.
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