L'anestesia epidurale non aumenta il
rischio di parto cesareo. E' quanto emerge da uno studio
realizzato all'ospedale Beauregard di Aosta e accettato per la
pubblicazione dalla rivista scientifica internazionale 'Journal
of Anesthesia, Analgesia and Critical Care'.
"Il lavoro - è spiegato in una nota - fornisce un cambio di
prospettiva importante nel dibattito scientifico internazionale
rispetto a uno dei temi più discussi nell'ambito dell'assistenza
ostetrica: il possibile rapporto tra analgesia epidurale in
travaglio e aumento del rischio di parto cesareo. Gli studi ad
oggi disponibili osservano un incremento dell'incidenza di parto
cesareo nelle donne che ricevono l'analgesia peridurale in
travaglio, e questo ha portato a credere in una correlazione
diretta. I risultati valdostani smantellano questa ipotesi,
suggerendo che, al contrario, quando una donna ha un travaglio
più complesso e doloroso, quindi a rischio, sia semplicemente
più propensa a chiedere l'epidurale. Quindi, non sarebbe
l'analgesia a provocare l'aumento del rischio di cesareo, come
fino ad oggi teorizzato, ma sarebbero i travagli più complessi a
richiedere maggiormente l'uso dell'analgesia".
Nato come idea per una tesi di masterizzazione, il lavoro si è
ampliato arrivando a prendere in esame 1.905 donne al loro primo
parto che avevano richiesto l'analgesia epidurale durante il
travaglio. Primo autore dello studio è Enrica Delfino,
anestesista: "Questo lavoro nasce dall'osservazione della nostra
esperienza clinica quotidiana accanto alle donne in travaglio e
dalla volontà di approfondire scientificamente un tema spesso
oggetto di timori e convinzioni radicate. I risultati ottenuti
confermano come l'analgesia epidurale, condotta sapientemente,
rappresenti uno strumento sicuro ed efficace per accompagnare le
donne nel percorso nascita, senza alterare la fisiologia del
travaglio".
"Questo risultato valorizza il livello professionale e
scientifico presente nella sanità valdostana - commenta
l'assessore regionale alla sanità, Carlo Marzi - e testimonia
l'importanza di continuare a investire nella formazione, nella
ricerca e nelle reti di collaborazione con i principali centri
nazionali e internazionali".
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