Integratore per dolori articolari potrebbe favorire demenza in persone a rischio

Studio su cartelle cliniche, probabilità del 25% maggiore


L'uso di glucosamina, un integratore da banco molto diffuso per alleviare i dolori articolari, potrebbe portare a una probabilità del 25% maggiore di progressione da un lieve deterioramento cognitivo alla malattia di Alzheimer. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature Metabolism., condotto da neuroscienziati dell'Università della Florida e basato su un'ampia analisi retrospettiva delle cartelle cliniche dei pazienti, supportata da dati provenienti da tecnologie di imaging avanzate.
    Poiché la glucosamina (molecola naturale derivata ad esempio dai gusci di crostacei) è ampiamente disponibile e comunemente utilizzata dagli anziani per la salute delle articolazioni, i ricercatori hanno deciso di indagare se potesse avere un qualche effetto sulla malattia di Alzheimer e sulle demenze correlate.
    Il team ha utilizzato l'intelligenza artificiale per analizzare i dati anonimizzati di pazienti con diagnosi di demenze correlate o di lieve deterioramento cognitivo. Hanno scoperto che una percentuale significativa - l'8% - di entrambi i tipi di pazienti dichiarava di assumere glucosamina: 1.896 con demenze e 2.750 con lieve declino cognitivo.
    L'analisi ha mostrato che l'uso di glucosamina si associa a un rischio maggiore del 25% di progressione dal lieve deterioramento cognitivo alla demenza. Inoltre, i ricercatori hanno scoperto che assumere glucosamina si associa a un aumento del 25% del rischio di mortalità, ovvero della probabilità di decesso entro un determinato periodo di tempo, nei pazienti con demenza. L'effetto della glucosamina potrebbe essere quindi maggiore nei pazienti con demenza conclamata.
    Per approfondire il meccanismo alla base di questa associaizone, i ricercatori hanno studiato la glucosamina, scoprendo che è in grado di attraversare la barriera emato-encefalica e di intervenire nei processi che portano alla formazione di complesse strutture molecolari. I risultati suggeriscono che la glucosamina potrebbe avere un'azione negativa sul cervello quando questo è già vulnerabile. Sebbene quella trovata nello studio sia un'associazione e non una prova di causalità, secondo gli autori della ricerca il lavoro solleva un importante quesito clinico che ora merita molta più attenzione.
   

Riproduzione riservata © Copyright ANSA

Leggi su www.ansa.it