Scoperti centinaia di geni che
svolgono un ruolo nella crescita sia dei nei sia del melanoma,
cosa che potrebbe portare a nuovi modi di prevenire e curare la
forma più grave di tumore della pelle. È il risultato dello
studio pubblicato sulla rivista Nature Communications e
coordinato da Matthew Law, della University of Queensland a
Brisbane, Australia. Gli autori della ricerca hanno anche
sviluppato un punteggio genetico di rischio per prevedere chi è
più a rischio di sviluppare tanti nei, che in futuro potrebbe
essere integrato negli strumenti di screening del melanoma per
individuare i soggetti ad alto rischio, in modo che possano
ricevere un monitoraggio aggiuntivo.
Il team ha scoperto geni legati al rischio collegati a
percorsi biologici che potrebbero portare allo sviluppo di un
nevo o di un melanoma. Questi includono sia geni regolatori
della risposta immunitaria, sia geni implicati nella
proliferazione cellulare dannosa.
Nei e melanomi condividono la stessa origine cellulare,
formandosi dalla cellula che produce pigmenti chiamata
'melanocita' che conferisce alla pelle il suo colore. La
crescita dei nei è fortemente influenzata dai geni e avere un
numero elevato di nei è un importante fattore di rischio per il
melanoma: circa un terzo dei melanomi si sviluppa da un neo.
La ricerca australiana ha analizzato i dati di oltre 85.000
individui di origine europea, scoprendo 24 nuove regioni
genetiche che determinano il numero di nei di una persona. Si
tratta di un aumento di cinque volte rispetto alle cinque aree
individuate in uno studio dello stesso team, fatto nel 2018.
Tutte le regioni genetiche responsabili del conteggio dei
nei, tranne una, svolgono un ruolo anche nel melanoma. I
ricercatori hanno individuato più di 250 geni chiave in queste
regioni cui dare priorità per ulteriori ricerche. Uno dei nuovi
geni, SIKE1, regola le risposte immunitarie alle infezioni
virali. I ricercatori pensano che potrebbe coinfluenzare la
capacità del sistema immunitario di rilevare e distruggere i
melanociti che si moltiplicano in modo anomalo. Questo potrebbe
essere un obiettivo promettente per una potenziale immunoterapia
che potrebbe prevenire la crescita del melanoma in fase
iniziale.
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