Cresce ancora in Italia la
cardiologia interventistica, quell'approccio mini-invasivo che
corregge i problemi al cuore usando sottili cateteri fatti
passare nei vasi sanguigni. Aumentano le coronarografie, le
angioplastiche e, soprattutto, gli interventi sulle valvole
cardiache, tuttavia i progressi non raggiungono tutti i
cittadini e il più delle volte si concentrano solo nei grandi
centri specialistici, soprattutto del Nord. Sono i dati
principali del Rapporto annuale della Società Italiana di
Cardiologia Interventistica (Gise).
I numeri del Report Gise confermano che la cardiologia
interventistica italiana è un'eccellenza: nel 2025 sono state
eseguite 318.494 coronarografie (con un +0,17% rispetto al 2024)
e 160.400 angioplastiche (+2,3%). In salita anche gli interventi
di impianto percutaneo di valvola aortica (Tavi) che hanno
toccato la quota record di 14.409 (+10,8% rispetto al
consolidato storico), quelli per la riparazione o sostituzione
mininvasiva della valvola mitrale (+16,4% con 2.251 interventi)
e quelli sulla valvola tricuspide (+23% con 592 procedure). In
espansione anche le procedure preventive per l'ictus cerebrale:
+5,9% per le procedure di chiusura dell'auricola sinistra (2.688
procedure) e +3,4% per la chiusura del forame ovale pervio
(4.690).
Non mancano però le zone d'ombra. "Il divario geografico
rappresenta la prima criticità, con un accesso alle cure
avanzate fortemente sbilanciato sul territorio", afferma Alfredo
Marchese, direttore dell'Unità di Cardiologia Interventistica
dell'Ospedale Santa Maria di Bari e presidente Gise. "I centri
d'eccellenza si concentrano prevalentemente nei poli ad
altissimo volume del Nord e di alcune grandi realtà del
Centro-Sud. I dati nazionali evidenziano una presenza ricorrente
di strutture in Lombardia (Milano in testa), Piemonte, Veneto ed
Emilia-Romagna, lasciando altre Regioni sensibilmente indietro,
soprattutto nell'interventistica strutturale".
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