Un'innovativa soluzione terapeutica è
disponibile per le pazienti affette da carcinoma ovarico che non
possono sottoporsi alla chemioterapia a base di platino. L'Aifa
ha infatti approvato la rimborsabilità di mirvetuximab
soravtansine per il trattamento del cancro epiteliale dell'ovaio
sieroso ad alto grado, cancro della tuba di Falloppio o cancro
peritoneale primitivo. È il primo e unico anticorpo farmaco
coniugato approvato e rimborsato in Italia contro questi tumori
ginecologici positivi a un particolare recettore (Frα) e non più
elegibili a chemioterapia a base di platino. Si tratta della
prima innovazione, nell'arco di un decennio, nel trattamento di
questo tipo di tumore.
La notizia è stata data oggi a Roma, nell'ambito della
conferenza stampa su 'Tumore ovarico: le nuove frontiere
dell'innovazione terapeutica'. "Il tumore ovarico risulta in
crescita in Italia e fa registrare ogni anno più di 5.400 nuovi
casi", afferma Sandro Pignata, direttore dell'Oc uro-ginecologia
Int-Irccs della Fondazione Pascale di Napoli e coordinatore
della rete oncologica campana. "È la neoplasia più grave tra
quelle ginecologiche, - prosegue - con un'elevata mortalità
causata dalla totale assenza di valide strategie di screening.
Vi è poi il grave problema dell'alto tasso di recidiva della
patologia che è causato soprattutto dalla resistenza alle
terapie ordinarie".
"Il farmaco mirvetuximab soravtansine può rispondere ai
bisogni insoddisfatti delle donne colpite da questa neoplasia
insidiosa - ha aggiunto Domenica Lorusso, ordinaria di
ginecologia e ostetricia presso Humanitas University e
direttrice dell'Uo di ginecologia oncologica di Humanitas San
Pio X -. Mirvetuximab soravtansine è in grado di aumentare la
sopravvivenza delle pazienti e ha dimostrato una riduzione del
35% del rischio di progressione del tumore".
"La rimborsabilità di questa terapia è un passo importante,
ma accanto alla terapia va garantito anche il test FRα che ne
consente l'accesso, in modo uniforme e gratuito su tutto il
territorio", ha poi aggiunto Ilaria Bellet, presidente
dell'associazione pazienti Acto Italia.
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