Malattie rare, Italia al top ma restano differenze regionali

Oltre 2 milioni di persone malate, disponibile il 95% dei farmaci approvati in Ue


Disponibilità di centri specializzati, accesso esteso a farmaci, diagnosi precoce.
    L'Italia si conferma tra i Paesi con maggiore capacità di rispondere ai bisogno delle persone con malattie rare, tuttavia non mancano le criticità: dai ritardi nell'attuazione dei provvedimenti alle diseguaglianze territoriali. Sono alcuni dei dati esposti oggi, a Roma, in occasione della Convention MonitoRare 2026, l'evento promosso da Uniamo - Federazione Italiana Malattie Rare per la presentazione del XII 'Rapporto MonitoRare' sulla condizione delle persone con malattia rara.
    "Come ogni anno il Rapporto MonitoRare, attraverso i dati, restituisce una fotografia del sistema evidenziando punti di forza e progressi compiuti, ma anche nodi irrisolti e aree in cui il sistema ancora non riesce a dare risposte alle persone con malattia rara e alle loro famiglie", ha affermato la presidente di Uniamo Annalisa Scopinaro. "È uno strumento che deve servire a orientare le politiche di tutti i soggetti istituzionali coinvolti: servono l'ascolto dei bisogni delle persone, la definizione di percorsi strutturati, il coordinamento delle diverse reti territoriali".
    In Italia si stima che siano affetti da malattie rare oltre 2 milioni di persone. Nelle 2024 sono 520 mila quelle registrate nei registri regionali con codice di esenzione per malattia rara, con un lieve aumento rispetto al passato.
    Diverse le note positive illustrate dal rapporto. L'Italia è ai primi posti per accesso ai farmaci: dei 147 medicinali orfani autorizzati dall'Agenzia Europea dei Medicinali, 140 (il 95,2%) sono disponibili nel nostro Paese. È ormai una realtà in tutto il territorio nazionale lo screening neonatale esteso alla nascita per 49 patologie, che nel 2024 ha consentito di intercettare precocemente 1.300 bambini affetti da malattie rare. Cresce poi il numero dei Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali che garantiscono cure aggiornate e uniformi a tutti i pazienti: nel 2025 ne sono stati approvati altri 19 portando il numero complessivo a 361.
    La qualità delle cure italiane emerge anche dalla capacità di attrarre pazienti stranieri: nel 2024 sono stati 1.672 a fronte dei 395 pazienti italiani andati a curarsi all'estero. L'Italia si piazza inoltre ai primi posti per numero di centri di riferimento: 275, pari a 4,7 centri ogni milione di abitanti.
    Tuttavia sono forti le differenze territoriali: si passa da alcune regioni con 1,5 centri ogni milione di abitanti ad altre con 9,6 centri per milione di abitanti. Questa differenza è visibile anche nella distribuzione dei centri che fanno parte delle reti di riferimento europee (Ern). In Italia sono 78 e il nostro Paese è tra i pochi ad avere almeno un centro per ciascuna area specialistica coperta dalle Ern, tuttavia quasi i due terzi dei centri inseriti nelle reti sono al Nord. Il riflesso di queste differenze emerge nei dati relativi alla mobilità sanitaria: si sposta per curarsi fuori regione il 18% dei malati rari, con picchi del 24% nei minori. Tra le criticità segnalate dal rapporto anche il ritardo nell'adozione di alcuni provvedimenti dedicati alle malattie rare: da un'ulteriore ampliamento dello screening neonatale all'aggiornamento del nomenclatore per l'assistenza specialistica ambulatoriale e protesica. Anche a causa di questi ritardi, rileva il documento, la spesa diretta delle famiglie è aumentata di 9 miliardi in 10 anni.
   

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