Al Gemelli un ambulatorio per proteggere il cuore delle persone con un tumore.
La cardio-oncologia è una disciplina relativamente giovane che si occupa di proteggere la salute del cuore delle persone in trattamento con farmaci anti-tumorali. L'obiettivo è prevenire, riconoscere e trattare i problemi cardiovascolari che possono comparire in corso o dopo le terapie oncologiche. Per far fronte a queste necessità crescenti, al Gemelli è stato attivato un ambulatorio di cardio-oncologia, responsabile la professoressa Antonella Lombardo.
Negli ultimi anni molti trattamenti contro il cancro hanno migliorato in modo significativo la sopravvivenza, ma alcuni di essi possono avere effetti indesiderati sul sistema cardiovascolare. La cardio-oncologia nasce proprio per affrontare questa sfida, mettendo insieme cardiologi e oncologi in un percorso di cura condiviso. "Questo ambulatorio - spega Lombardi - nasce nel 2021 dall'esigenza di venire incontro ai pazienti oncologici in trattamento chemioterapico potenzialmente cardiotossico, al fine di prevenire o di identificare precocemente l'eventuale danno cardiaco e quindi di farsi carico del trattamento. I servizi di cardio-oncologia contribuiscono a prevenire l'interruzione dei trattamenti oncologici e così facendo ne migliorano gli esiti. Da questa robusta attività clinica, è derivata una ampia attività di ricerca che si è concretizzata nella produzione scientifica di 30 lavori pubblicati. Inoltre, il nostro ambulatorio è coinvolto nel grande progetto europeo del Compass". "Quando individuiamo danni anche minimi - spieha la responsabile - mettiamo subito questi pazienti in terapia cardio-protettiva; per i soggetti con disfunzione più avanzata, attingiamo a tutto l'armamentario di farmaci che abbiamo per lo scompenso".
Un gruppo di pazienti che va molto attenzionato, avverte Lombardi, "nel tempo è rappresentato dalle popolazioni oncologiche pediatriche. Poniamo particolare attenzione ai long survivors, soprattutto a chi ha ricevuto un trattamento radioterapico a livello del torace, perché queste persone possono sviluppare cardiotossicità, intesa come disfunzione ventricolare sinistra, dopo 20 anni. Questi pazienti vanno dunque seguiti molto bene nel corso degli anni".
Oggi, spiega inoltre Lombardi, "esistono delle App, basate sulle linee guida internazionali, che permettono ai medici di stimare il rischio di futuri eventi cardio-vascolari nell'arco di un minuto. Dopo aver individuato questi pazienti, è necessario che gli oncologi li seguano in modo approfondito insieme al team cardiologico. È necessario inoltre coinvolgere nel loro follow up anche i medici di medicina generale, sia durante che al termine delle cure oncologiche almeno per i successivi 10 anni per valutare il loro rischio cardiovascolare futuro. Il win win di questo approccio è ridurre il rischio cardiovascolare e allo stesso tempo migliorare gli esiti delle terapie oncologiche".
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