Una nuova malattia genetica del
neurosviluppo è stata identificata grazie allo studio di nove
pazienti appartenenti a tre famiglie, due italiane e una
francese. La ricerca, condotta dall'IRCCS Oasi Maria SS. di
Troina, in collaborazione con il Policlinico "G. Rodolico -San
Marco", l'Università degli Studi di Catania e l'ospedale
pediatrico Bambino Gesù di Roma, ha dimostrato per la prima
volta che varianti con perdita di funzione in entrambe le copie
del gene GIT1 causano una rara sindrome caratterizzata da
microcefalia, alterazioni cerebrali, grave disabilità
intellettiva, caratteristiche riconoscibili del volto e deficit
della crescita. I risultati, pubblicati sulla prestigiosa
rivista Brain dell'Oxford University Press, identificano GIT1
come nuovo gene-malattia nell'uomo.
La sindrome è stata riconosciuta in 9 pazienti appartenenti a
due famiglie italiane e una francese, accomunati da
microcefalia, alterazioni cerebrali alla risonanza magnetica,
grave disabilità intellettiva, caratteristiche morfologiche
riconoscibili del volto, ritardo della crescita intrauterina e
bassa statura.
La ricerca ha avuto origine dal lavoro clinico della dott.ssa
Pinella Failla e dei colleghi dell'IRCCS Oasi di Troina su una
numerosa famiglia consanguinea con più persone affette da
disabilità intellettiva.
Casi analoghi sono stati successivamente individuati in una
seconda famiglia italiana seguita presso lo stesso istituto e,
attraverso il confronto con altri ricercatori, in una famiglia
francese.
Determinante è stata la combinazione tra genetica familiare e
moderne tecnologie di sequenziamento del Dna. In questa fase ha
avuto un ruolo centrale Marco Fichera che, insieme ai biologi
dei laboratori di Genetica Medica dell'IRCCS Oasi di Troina e
del Policlinico "G. Rodolico-San Marco" di Catania, ha
individuato, attraverso una mappatura estesa all'intero genoma
mediante analisi di linkage, la regione cromosomica coinvolta
nella malattia, circoscrivendo la ricerca e ponendo le basi per
l'identificazione di GIT1 mediante sequenziamento dell'esoma.
Un contributo decisivo è venuto da Marco Tartaglia e dal suo
gruppo dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Roma che, dopo
aver indipendentemente identificato GIT1 come gene malattia
candidato per questa nuova condizione del neurosviluppo, hanno
confermato sperimentalmente il ruolo causale delle varianti
patogenetiche di GIT1 mediante studi funzionali in vitro e in
vivo utilizzando il modello zebrafish.
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