Leucemia linfatica cronica, un nuovo farmaco per pazienti resistenti ai trattamenti

In Veneto 220 circa casi all'anno. L'ematologo Trentin, 'pirtobrutinib efficace e sicuro'


Una nuova opzione terapeutica è disponibile per il trattamento di pazienti adulti affetti da leucemia linfatica cronica recidivante o refrattaria. È stata infatti annunciata l'approvazione da parte dell'Aifa della rimborsabilità della molecola pirtobrutinib di Lilly. La decisione, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 26 marzo 2026, rende il farmaco disponibile per i pazienti che sono stati precedentemente trattati con un inibitore covalente della tirosina chinasi di Bruton (Btk).
    In Occidente, la leucemia linfatica cronica è la forma di leucemia più frequente negli adulti e l'incidenza è stimata in 5 casi ogni 100.000 persone. In Italia si stimano circa 3000 nuovi casi all'anno. La malattia è tipica dell'età più avanzata, con il 40% delle diagnosi effettuate oltre i 75 anni e solo il 15% entro i 50 anni. L'età media alla diagnosi è di circa 70 anni, con una leggera prevalenza degli uomini rispetto alle donne.
    "Nella Regione Veneto si stimano circa 220 nuovi casi all'anno di leucemia linfatica cronica e presso l'Azienda ospedale università di Padova vengono effettuate circa 50/60 nuove diagnosi di leucemia linfatica cronica ogni anno - ha commentato Livio Trentin, professore ordinario di ematologia e direttore dell'unità operativa complessa di ematologia e immunologia clinica all'Azienda Ospedale Università di Padova -.
    In questo contesto si inserisce in modo ottimale pirtobrutinib, nuova opzione terapeutica per i pazienti con questa patologia già precedentemente trattati con inibitori covalenti di Btk".
    Per Trentin, infatti, "grazie al suo meccanismo d'azione non covalente e reversibile, pirtobrutinib è in grado di inibire efficacemente Btk anche nei pazienti che hanno sviluppato resistenza agli inibitori covalenti di Btk precedenti, offrendo una nuova opportunità di trattamento in uno scenario clinico complesso".
    "In aggiunta a questo, i risultati dello studio Bruin 321 hanno dimostrato un profilo di efficacia e sicurezza molto rilevante in pazienti già trattati con inibitori covalenti di Btk, con risposte durature e un tempo al ritrattamento superiore a due anni -, ha continuato Trentin -. Inoltre, il farmaco presenta una tollerabilità favorevole, con una bassa incidenza di eventi avversi e una conseguente riduzione della tossicità. Si tratta infine di una terapia completamente orale; ciò si traduce in una migliore aderenza al trattamento e, dunque, in un beneficio clinico e in una migliore qualità di vita per i pazienti".
   
   

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