"Il delirio iperattivo con agitazione severa è un'emergenza medica tempo-dipendente, prima ancora che un problema di ordine pubblico". La morte di Abderrahim Fakir "è l' evento sentinella di un problema più ampio: manca una cultura della gestione dei casi come questo, in cui la mortalità può arrivare fino al 30% se manca un trattamento adeguato. La sedazione deve essere effettuata il prima possibile e secondo precise indicazioni". Lo spiega all'ANSA il presidente della Società italiana di medicina di emergenza-urgenza (Simeu) Alessandro Riccardi, che ha scritto al ministro della Salute Schillaci e al ministro dell'Interno Piantedosi per proporre un tavolo tecnico sulla gestione degli stati di agitazione psicomotoria acuta nel corso degli interventi della forza pubblica.
Il delirio iperattivo è dovuto a una predisposizione personale associata a stress emotivo e può essere aggravato dall'abuso di sostanze. "Può determinare - spiega Riccardi, che dirige il Pronto soccorso dell'ospedale Santa Corona di Pietra Ligure (Savona) - alterazioni metaboliche come aumento della pressione, sudorazione profusa, disidratazione, alterazioni degli ioni nel sangue e ipertermia. Mettere una persona in queste condizioni in posizione prona e immobilizzarla con le manette peggiora il quadro clinico, con il rischio di andare incontro a una carenza di ossigenazione".
"Il riconoscimento precoce dei segni è determinante e le tecniche di de-escalation devono precedere, ove possibile, la contenzione con modalità tali da non ostacolare la funzione respiratoria, ovvero in posizione laterale e non prona. Fondamentale è la sedazione farmacologica il più precocemente possibile, anche tramite iniezione, per interrompere la spirale che può condurre alla morte", prosegue.
L'obiettivo del tavolo interministeriale, precisa Riccardi, "è prevenire morti evitabili e non colpevolizzare gli operatori, ma fornire a loro e agli stessi cittadini, che intervengono in queste situazioni, strumenti per gestirle al meglio". Dovrebbe riunire il ministero della Salute, il ministero dell'Interno, la società scientifica ma anche rappresentanti delle forze di polizia e dell'Arma dei Carabinieri, sistema dell'emergenza territoriale 118, ordini professionali coinvolti, organizzazioni di volontariato del soccorso. "È fondamentale - conclude il presidente Simeu - non ignorare i rischi che una contenzione fisica prolungata può comportare su un organismo già compromesso dalla condizione di agitazione psicomotoria", aggiunge.
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