Imparò a camminare con una protesi a 17 mesi, nuova operazione a Bologna

Oggi la paziente ha 14 anni, tornata al Rizzoli per proseguire percorso terapeutico


Fu il primo caso documentato nella letteratura ortopedica internazionale di una ricostruzione d'anca eseguita su una bimba che non aveva ancora iniziato a camminare. Operata a 17 mesi, a 14 anni è tornata all'Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna per una nuova tappa del suo percorso terapeutico.
    "Ci sono interventi chirurgici che non finiscono quando si chiude la ferita. Iniziano quel giorno e continuano per molti anni". Così la dottoressa Laura Campanacci, della Clinica ortopedica 3 a indirizzo oncologico del Rizzoli, racconta la storia della giovane paziente. La ragazza era stata operata ad appena 17 mesi per un sarcoma di Ewing del femore prossimale dal dottor Marco Manfrini, che eseguì l'intervento di resezione del tumore e la ricostruzione dell'arto con una protesi composita, costituita da un innesto osseo associato a una piccola protesi.
    Pochi mesi dopo mosse i suoi primissimi passi sulla "nuova" anca: il primo caso documentato nella letteratura ortopedica internazionale di una ricostruzione di questo tipo su una bimba che non aveva ancora mosso i primi passi.
    Negli anni successivi la bambina è cresciuta e con lei anche la necessità di adattare la ricostruzione al suo sviluppo, in un'ottica di personalizzazione delle cure. Il dottor Manfrini, affiancato in alcuni interventi dal dottor Giuseppe Bianchi, ha eseguito le revisioni chirurgiche necessarie per accompagnarne la crescita, con l'obiettivo di preservare funzione e qualità di vita e sempre sviluppando un'accurata pianificazione pre e post operatoria.
    L'equipe della Clinica ortopedica 3, composta dal dottor Giuseppe Bianchi e dalla dottoressa Laura Campanacci, ha eseguito un intervento per correggere la differenza di lunghezza degli arti sviluppatasi durante la crescita. È stato impiantato un chiodo allungabile che consentirà di recuperare circa cinque centimetri di lunghezza del femore attraverso un dispositivo magnetico che la paziente potrà utilizzare autonomamente a casa, ottenendo un allungamento di circa un millimetro al giorno.
    "Questa è l'ortopedia oncologica pediatrica: non significa solo rimuovere un tumore. Significa accompagnare un bambino fino a quando diventa ragazzo", ha detto Campanacci.
   

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