Si è risvegliato, ha iniziato a parlare e a muovere gli arti il sedicenne colpito da un fulmine durante un campo scout sul Monte Livata, vicino a Subiaco. Ricoverato dieci giorni fa in condizioni gravissime nella Terapia Intensiva Pediatrica del Policlinico Gemelli di Roma, il ragazzo è ora in netto miglioramento.
Il 7 agosto un violento temporale si è abbattuto sulla zona dove il gruppo era in gita. Una scarica elettrica ha colpito il giovane romano, provocando un arresto cardiaco. Soccorso dai compagni scout e poi dagli operatori del 118, le sue condizioni sono subito apparse molto gravi. Quindi il trasferimento in ospedale. Ad aspettarlo, col fiato sospeso per giorni, i familiari e gli amici. Ora finalmente è vigile, dialoga con i genitori e con il personale, si alimenta e si muove spontaneamente. Ma i medici non hanno ancora sciolto la prognosi.
"Se tutto prosegue per il meglio, a breve potremo valutare l'avvio di una seconda fase del ricovero mirata alla neuroriabilitazione. In generale - spiega all'ANSA Marco Piastra direttore della Terapia Intensiva e Trauma Center Pediatrico del Policlinico Gemelli - circa il 90% delle persone colpite da un fulmine sopravvive ma possono riportare le lesioni neurologiche, cardiache, ustioni, anche con effetti a lungo termine. Tuttavia, se la folgorazione arriva a causare un arresto cardiaco, allora la mortalità è molto elevata, legata all’anossia dovuta all'arresto di circolazione sanguigna: una rianimazione tempestiva può però cambiare l'esito".
In questo caso, i risultati sono stati possibili dal mantenimento della cosiddetta catena della sopravvivenza, grazie agli scout e ai soccorsi sul luogo dell'evento e ai protocolli di neuroprotezione applicati in Terapia Intensiva. Non altrettanto fortunati sono stati i due escursionisti deceduti nei giorni scorsi dopo esser stati colpiti da un fulmine: un turista americano sull'Etna e un altoatesino di 42 anni sul monte Piz Starlex in Val Monastero. "Questi episodi purtroppo - conclude Piastra - sono destinati a aumentare, centrale per la sopravvivenza la disponibilità di una rianimazione avanzata".
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