(di Silvia Serafini)
"Il dato che preoccupa è che pian
piano la circolazione del virus West Nile si sta espandendo un
po' a tutta la Penisola, comprese anche le isole di Sardegna e
Sicilia, mentre fino una decina di anni fa lo trovavamo
solamente in alcune regioni del Nord come Veneto ed
Emilia-Romagna". A fare il punto sulla situazione in Italia è
Francesco Vairo, direttore dell'unità operativa di sorveglianza
e contrasto alle malattie infettive dell'Istituto nazionale per
le malattie infettive Lazzaro Spallanzani. "Questo - spiega
all'ANSA - è dovuto a una maggiore diffusione del vettore, la
zanzara Culex, ma anche a diverse dinamiche che includono
uccelli, zanzare ed esseri umani che non sono del tutto chiarite
e a cui contribuisce anche il cambiamento climatico".
Dal monitoraggio dell'Istituto superiore di sanità risulta in
calo, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la
mortalità legata alle forme neuro-invasive, quelle più gravi,
del virus West Nile in Italia: quest'anno si attesta al 7,7%,
mentre nel 2025 era al 13,9%. Sebbene risultino in diminuzione
anche i casi totali (al 19 agosto sono 312 quelli confermati da
inizio anno, di cui 156 nella forma neuro-invasiva) il virus
circola ormai stabilmente in 16 Regioni (Piemonte, Lombardia,
Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana,
Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Calabria,
Sicilia e Sardegna) e in 60 province. Tra i casi confermati sono
stati notificati 13 decessi (uno in un caso importato) a cui,
una volta effettuate le verifiche ufficiali, potrebbero essere
aggiunte le due vittime degli ultimi giorni, un 85enne di Pavia
e una 72enne del Napoletano, deceduta oggi.
Per quanto riguarda la letalità, tra i fattori che hanno
portato al suo calo potrebbe esserci, spiega Vairo, "una
maggiore consapevolezza da parte dei medici della presenza del
West Nile nel nostro Paese: il fatto che la malattia venga
riconosciuta tempestivamente può garantire che la persona venga
seguita in modo protetto per l'eventuale evoluzione neurologica,
non avendo a disposizione allo stato attuale terapie antivirali
specifiche", anche se "per avere un quadro complessivo sulla
mortalità bisognerà aspettare la fine della stagione epidemica".
L'esperto spiega poi che "le forme più gravi, quelle
neuro-invasive, si sviluppano in una piccola percentuale di
casi, circa l'1%, prevalentemente in persone di età avanzata o
immunocompromesse", mentre "nella maggior parte dei casi
l'infezione rimane asintomatica o presenta la cosiddetta febbre
da West Nile, con la comparsa di un eritema, che non desta
particolare preoccupazione clinica".
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