Riuscire a comprendere quali
arterie del cuore debbano essere trattate dopo un infarto per
evitare ricadute potenzialmente fatali, evitando interventi e
stent non necessari su pazienti già provati. È l'obiettivo di
Air-Stemi, uno studio clinico internazionale coordinato dalla
Regione Emilia-Romagna, con capofila l'Unità operativa di
cardiologia dell'Azienda Ospedaliero-Universitaria di Ferrara
diretta da Gabriele Guardigli. Oltre 1.800 le persone coinvolte,
tutte già colpite da un infarto di tipo Stemi, ovvero quando una
coronaria improvvisamente si chiude, mettendo a forte rischio di
vita chi ne soffre.
La ricerca ha confrontato la valutazione tradizionale basata
sulla coronarografia con un metodo che considera anche
l'effettivo flusso di sangue nelle arterie. I risultati,
presentati al congresso europeo Esc di Monaco e pubblicati sul
New England Journal of Medicine, hanno mostrato una riduzione
degli eventi clinici dall'13,7% all'8,9%. "Lo studio mostra che
una strategia guidata dalla fisiologia permette di trattare le
lesioni clinicamente rilevanti, ridurre interventi e stent
inutili e migliorare la sicurezza", spiega il professor Simone
Biscaglia, responsabile scientifico dello studio. Alla ricerca
hanno partecipato, oltre a Ferrara, le strutture cardiologiche
di Bologna, Reggio Emilia, Rimini, Ravenna, Modena, Parma e
Piacenza.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
