La malattia, o morbo di Parkinson,
"contrariamente a quello che si pensa, non riguarda
esclusivamente la popolazione anziana. Un paziente su quattro,
infatti, presenta l'esordio della malattia prima dei 50 anni.
Tra le patologie neurodegenerative il Parkinson è quella che è
aumentata di più, i casi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni e
si stima un ulteriore aumento nei prossimi 15". Lo ha detto
Fabrizio Stocchi, responsabile del Centro Parkinson,
parkinsonismi e disturbi del movimento dell'Irccs San Raffaele
di Roma e ordinario di Neurologia all'Università Telematica San
Raffaele, secondo il quale la scelta dell'ex ministro Dario
Franceschini di rendere pubblica la sua malattia "è importante
anche per superare lo stigma che ancora oggi può accompagnare il
Parkinson".
L'aumento dei casi, sottolinea il neurologo, "non può essere
spiegato soltanto con l'allungamento della vita media, perché a
crescere sono anche le diagnosi nelle persone tra i 40 e i 50
anni". Anche sul piano dei sintomi persistono convinzioni che
possono rendere più difficile riconoscere precocemente la
malattia. Il tremore è infatti la manifestazione più comunemente
associata al Parkinson, ma non è sempre presente. "Il sintomo
caratteristico della malattia è la bradicinesia, cioè il
rallentamento motorio. La triade dei principali segni motori è
costituita da bradicinesia, rigidità muscolare e tremore, ma
circa il 27% dei pazienti non presenta tremore", precisa
Stocchi. La sfida per la ricerca è riuscire a intervenire sui
meccanismi biologici coinvolti nella progressione della
malattia. "Oggi - aggiunge Stocchi - disponiamo di terapie
sintomatiche, a partire dalla levodopa, che funzionano molto
bene soprattutto nelle prime fasi. Con il progredire della
malattia, però, possono comparire complicanze motorie, come i
fenomeni "on-off", con alternanza durante la giornata di periodi
di buona e ridotta risposta alla terapia, e le discinesie, cioè
movimenti involontari. Per questo la ricerca sta lavorando a
trattamenti che possano non soltanto controllare i sintomi, ma
rallentarne il decorso".
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